Morte in carcere per Costantino Russo: addio al nuovo boss dei Casalesi pentito

I magistrati della DDA hanno avviato gli accertamenti sul decesso del trentanovenne, colpito da un probabile infarto dopo l'inizio della collaborazione.

A cura di Redazione
04 agosto 2026 17:37
Morte in carcere per Costantino Russo: addio al nuovo boss dei Casalesi pentito -
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Russo jr, arrestato lo scorso 7 luglio in un blitz congiunto di DIA e Guardia di Finanza coordinato dalla Procura di Napoli, era ritenuto dagli inquirenti il nuovo vertice operativo della fazione camorristica Russo-Schiavone. Il trentanovenne aveva preso le redini dell'organizzazione malavitosa per colmare il vuoto di potere generato dalla contemporanea detenzione del padre Giuseppe, detto Peppe o' Padrino, e degli zii Massimo, Francesco e Corrado, storici fedelissimi del capoclan Francesco Sandokan Schiavone. Subito dopo la cattura, il rampollo della famiglia criminale aveva maturato la decisione di rompere con il passato, avviando un percorso di collaborazione con i magistrati sostenuto apertamente anche dalla moglie e dai figli. Proprio alla luce di questo importante passo procedurale, la Procura antimafia ha deciso di vederci chiaro, disponendo approfonditi accertamenti per verificare ogni dettaglio sulle cause della sua improvvisa scomparsa dietro le sbarre.

L'inchiesta che ne aveva provocato la cattura, guidata dalla terza area della DDA sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Michele Del Prete, aveva messo a nudo una fiorente e capillare rete di riciclaggio e autoriciclaggio del denaro sporco accumulato con i traffici illeciti. I capitali della camorra venivano costantemente reimmessi nell'economia legale indirizzando i flussi finanziari verso i settori strategici del turismo, della ristorazione e delle attività ricreative, concentrando gli investimenti tra i comuni di Aversa, Castel Volturno e Casal di Principe, fino ad allargarsi ad alcune zone del Napoletano.

L'imponente operazione patrimoniale eseguita dagli investigatori aveva portato al sequestro preventivo di oltre due milioni di euro in beni, tra cui spiccano ben quattordici aziende di primo piano. I sigilli erano scattati per gelaterie, bar attrezzati per la raccolta delle scommesse, rinomati stabilimenti balneari lungo la fascia costiera tra Castel Volturno e Pineta Grande, oltre al recupero di preziosi orologi da collezione e centomila euro in contanti trovati nella disponibilità del gruppo criminale.

A rimarcare la solidità dell'impianto d'accusa era stato lo stesso procuratore della Repubblica di Napoli, Nicola Gratteri, che in sede di conferenza stampa aveva evidenziato l'incontestabile mole di elementi scientifici ed economicamente tracciabili raccolti dalle forze dell'ordine. Gli inquirenti sono infatti riusciti a documentare in maniera minuziosa l'intera gamma delle attività delittuose tipiche delle organizzazioni mafiose, delineando un livello probatorio eccezionalmente alto che ha consentito di smantellare i nuovi assetti di un clan storico prima che la prematura morte del suo vertice ne segnasse una nuova e imprevedibile svolta.

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