Moria di pesci e caos idrico: le ombre sulla gestione ambientale nel Sannio
Tra il degrado del fiume Calore e le scelte sulla società Sannio Acque emerge un modello di governance frammentato che merita risposte concrete.
La moria di pesci nel fiume Calore, soffocato da miasmi e schiuma, non rappresenta soltanto l'ennesima cartolina di un grave degrado ambientale, ma costituisce un impietoso termometro della qualità gestionale del servizio di depurazione delle acque reflue industriali affidato al Consorzio ASI competente. Questa drammatica immagine rivela le fragilità di un sistema che evidenzia profonde criticità nelle fasi di controllo e di attivazione dei protocolli di sicurezza. Non si e trattato certamente di un evento accidentale, bensì della spia d'allarme di anomalie gestionali che richiedono un immediato e approfondito chiarimento. E necessario analizzare il rapporto tra la forza lavoro impiegata e le strutture impiantistiche utilizzate, valutando la sostenibilità economica e l'efficacia dei piani di manutenzione. Mentre le altre ASI campane promuovono importanti interventi di ammodernamento – come dimostra la confinante ASI Avellino con uno stanziamento da oltre cinque milioni di euro – dal Consorzio Sannita non giungono segnali di pari passo, lasciando il sospetto che l'assenza di investimenti incida direttamente sulle performance del servizio.
In questo scenario di evidente sofferenza per il territorio, denunciato con forza dall'Associazione Benevento Domani guidata dal Presidente Nicola Boccalone, le criticità della gestione idrica si estendono ben oltre l'ambito industriale per toccare direttamente i servizi ai cittadini. Risulta infatti singolare come, a partire dal medesimo quadro normativo, il Consiglio di Distretto dell'ambito idrico Sannita abbia impresso una straordinaria accelerazione alla nascita di Sannio Acque s.r.l., una società mista pubblico-privata destinata a gestire il servizio idrico integrato fino al 2051. A fronte della convinta adesione di un colosso di livello nazionale come Acea Acqua s.p.a., lascia perplessi il fatto che la quota pubblica sia stata inizialmente sottoscritta da appena tre dei settantotto Comuni della provincia. La gran parte dei municipi appare ancora cauta o in attesa di verificate garanzie giuridiche, contabili e industriali, a dimostrazione di come un piano di tale portata necessiti della massima trasparenza e di un equilibrato rapporto tra settore pubblico e investitori privati prima di trovare approvazione nei rispettivi Consigli Comunali.
A rendere il quadro istituzionale ancora più frammentato e paradossale e la palese contraddizione nelle strategie adottate per i servizi pubblici essenziali. Se per l'acqua si sceglie la strada del gestore unico e della velocizzazione verso il privato, per il ciclo integrato dei rifiuti si assiste al contrario a uno spezzettamento del territorio sannita in ben sette distinti sub-ambiti, la cui reale sostenibilità economica e operativa rimane del tutto da dimostrare. Ci si trova di fronte a visioni divergenti applicate alle medesime norme, dove l'unico interlocutore e la Regione e l'unico destinatario finale rimane il cittadino, chiamato a subire i costi e le inefficienze di scelte non sempre coordinate. Secondo la visione dell'Associazione Benevento Domani e del Presidente Nicola Boccalone, questo cantiere aperto richiede un dibattito pubblico serio, riflessioni rigorose e la fine delle decisioni prese a prescindere, con l'auspicio che dal disastro ecologico dei pesci morti non si finisca soltanto per passare ai pesci in faccia.