Montesarchio. I nomi degli arrestati
Operazione antidroga della Procura di Benevento e dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio in Valle Caudina. Eseguita una ordinanza di custodia cautelare: in carcere 7 persone, altre 3 ai domic...
Operazione antidroga della Procura di Benevento e dei carabinieri della Compagnia di Montesarchio in Valle Caudina. Eseguita una ordinanza di custodia cautelare: in carcere 7 persone, altre 3 ai domiciliari. Due gruppi che secondo le indagini a Montesarchio avrebbero assunto il controllo dello spaccio di droga e che farebbero capo a due famiglie gli Arena e i Barbato. Le ordinanze di custodia cautelare firmate dal Gip sono state eseguite dai carabinieri della compagnia di Montesarchio a carico di Maria Rosaria Barbato, 37 anni, Luigi Franco, 21 anni, Giuseppe Duilio, 54 anni, Gaetano Arena, 42 anni, Maurizio Arena, 44 anni, Marco Iovino, 57 anni, di Montesarchio, e Pietro Luciano, 56 anni, di Bonea, per i quali è stato disposto il carcere. Arresti domiciliari, invece, per Carmine Riola, 31 anni, Pasquale Ercole, 33 anni, e Manuel Campanile, 23 anni, anche loro di Montesarchio. Tredici, complessivamente, le persone chiamate in causa da una attività investigativa con intercettazioni telefoniche ed ambientali, e da servizi di controllo e videosorveglianza. Tra i nomi degli arrestati spicca quello dei pluripregiudicati Marco Iovino, Maurizio Arena e Gaetano Arena, personaggi già note alle cronache, tutti difesi dall’ avvocato Vittorio Fucci. Gli Arena sono considerati a capo del gruppo, invece, Marco Iovino, figura storica della criminalità caudina, ha subito il doppio arresto perché, mentre veniva arrestato per l’ ordinanza emanata dal GiP di Benevento, in sede di perquisizione venivano rinvenute nella sua abitazione armi, munizione e droga, quindi è scattato anche l’ arresto in flagranza.
Le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento avrebbero fatto luce su una serie di episodi di spaccio di crack, hashish e cocaina. La sostanza stupefacente sarebbe stata acquistata nelle piazze di spaccio del napoletano e poi smerciata a Montesarchio.
Un ruolo importante sarebbe stato svolto da diverse persone finite nel registro degli indagati e che avrebbero fatto da tramite tra gli acquirenti e i fornitori.