Maria Antonietta Rositani: “Oggi chiedo giustizia. Non solo per me, ma per tutte le donne vittime di violenza”

E’ un giorno importante questo per Maria Antonietta Rositani: con la lettura della perizia psichiatrica oggi si decide se l’ex marito Ciro Russo al momento dell’agguato fosse capace di intendere e di...

20 ottobre 2021 11:26
Maria Antonietta Rositani: “Oggi chiedo giustizia. Non solo per me, ma per tutte le donne vittime di violenza” -
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E’ un giorno importante questo per Maria Antonietta Rositani: con la lettura della perizia psichiatrica oggi si decide se l’ex marito Ciro Russo al momento dell’agguato fosse capace di intendere e di volere o se fosse “vittima” della propria follia. Ciro, il 12 marzo del 2019, tentò di ucciderla dandole fuoco mentre era in auto.

L’ex moglie, ustionata in gran parte del corpo, ha subito numerosissimi interventi chirurgici al viso e al corpo, lottando tra la vita e la morte per settimane. E’ stata dimessa il 25 novembre dello scorso anno, dopo 20 mesi di ricovero.

Il 13 luglio 2020 il giudice del tribunale di Reggio Calabria ha inflitto diciotto anni di carcere all’ex marito, dichiarandolo colpevole. “Non un delitto d’impeto o un gesto impulsivo; l’imputato ha pianificato con largo anticipo l’azione delittuosa. La condotta di tentato omicidio si realizza in circa 25 secondi, ma tale breve durata non deve trarre in inganno, in quanto il programma criminoso era ben chiaro nella mente del Russo”, si leggeva nelle motivazioni del Gup di Reggio, Valerio Trovato. Poi, la sorpresa: lo scorso 8 giugno, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha disposto la perizia psichiatrica.

“Mi sono ritrovata l’otto giugno – racconta Rositani – ad andare in Corte d’appello e purtroppo sentire approvata una proposta della difesa che altro non poteva fare se non richiedere una perizia psichiatrica. In primo grado era stata totalmente scartata perché è evidente che solo una persona sana di mente può premeditare tutto quello che lui ha fatto. Mi auguro che sia fatta giustizia per me e per tutte le altre donne che non hanno avuto la stessa mia fortuna”.

Quello che maggiormente stupisce di questa 44enne – simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne ma anche di fede vissuta – è la calma e la serenità con le quali sta affrontando un nuovo importante passo della sua vita.

La ricostruzione dell’agguato incendiario

Al momento del tentato omicidio, Russo era ai domiciliari perché era stato condannato dal tribunale di Reggio Calabria a 3 anni e 2 mesi per le violenze contro la moglie e la figlia. La ragazza, la notte del 20 dicembre 2018, aveva tentato di difendere dalle botte la madre. L’uomo, infuriato, le aveva dato uno schiaffone al volto, facendola sanguinare. Ciò spinse Maria Antonietta una volta per tutte a denunciarlo per violenza domestica, dopo 20 anni di sofferenze subite in silenzio.

Il giorno dell’agguato incendiario, il 12 marzo del 2019, Russo evase con uno stratagemma dalla casa dei genitori ad Ercolano (in provincia di Napoli) – dove era ai domiciliari – e guidò indisturbato per 500 chilometri per raggiungere l’ex moglie a Reggio Calabria. Erano in lite sull’affido dei loro due figli.

Lungo una strada della città calabra, dopo che la donna aveva accompagnato il figlio minore a scuola, Russo speronò la sua auto e – una volta bloccata la donna dal lato del guidatore – le lanciò addosso del liquido infiammabile e le diede fuoco.

“Gridava: ‘muori, muori’ il mio ex marito, mentre mi incendiava il viso e il corpo con la benzina – ricorda Maria Antonietta -. Ero impazzita dal dolore, il fuoco mi mangiava la carne, ma dentro di me c’era una voce che urlava: non muoio, no, vado dai miei figli. Correvo con le fiamme addosso, c’era una pozzanghera, ricordo di aver messo la faccia in quell’acqua sporca cercando di spegnere le ustioni, correvo buttando via i vestiti, correvo con la volontà disperata di restare viva”.

Nel rogo dell’auto – che si trovava a pochi passi dalla scuola frequentata dal figlio della coppia – morì il piccolo Diuck, il cagnolino adottato da Maria Antonietta per consolare il figlio dopo la separazione.

Una vendetta, ha scritto il gup nelle motivazioni della condanna a 18 anni di carcere “per la fine della loro relazione, per la detenzione successiva alla denuncia sporta, nonché per l’intento di proseguire nell’azione legale, finalizzata alla separazione e all’affido esclusivo del figlio minore”.

Russo venne catturato dopo una fuga durata 24 ore e arrestato. Il 13 luglio 2020 il giudice del tribunale di Reggio Calabria ha inflitto a Ciro Russo diciotto anni di carcere. Lo scorso 8 giugno, la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha disposto la perizia psichiatrica. Oggi, il verdetto tanto atteso: follia o crudeltà?

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