L’illusione del comando e il conto che il popolo presenterà al potere

Tra difesa dei fedelissimi e attacco alla Carta, il centrodestra rischia di smarrire il senso della realtà e il rispetto dei cittadini.

24 marzo 2026 09:25
L’illusione del comando e il conto che il popolo presenterà al potere -
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Il potere ha un effetto narcotizzante: spesso convince chi lo detiene di essere diventato immune alle regole che valgono per i comuni mortali. È questa la trappola in cui sembra caduta Giorgia Meloni. La convinzione che una vittoria elettorale dia licenza di ignorare il merito delle questioni, schermando figure come Santanchè o Delmastro con una provocatoria prova di forza, segna l’inizio di una pericolosa parabola discendente.

Il muro dell’autoreferenzialità

Quando la politica si chiude nel bunker dei "media amici" e trasforma il modesto diploma in un’arma di sfida contro i "cattedratici", non compie un atto di umiltà popolare, ma di arroganza intellettuale. Si esercita il potere per sé stessi e per la propria cerchia, dimenticando che il mandato ricevuto è un prestito, non un possesso. I cittadini osservano questo spettacolo di impunità e, in silenzio, accumulano quella malinconia che precede la tempesta elettorale.

Giganti contro pigmei: la sfida alla Costituzione

Il punto di rottura più evidente emerge nel tentativo di riformare la Carta Costituzionale. La nostra Costituzione non è un testo qualunque: è il distillato di menti eccelse come Togliatti, Dossetti e Croce. È un’opera corale figlia di Giganti che sapevano guardare oltre la propria ideologia per il bene comune.

Vederla oggi nelle mani di una "maggioranza di passaggio" che tenta di imporre modifiche unilaterali è un segnale di profonda hybris. Il contrasto tra la statura morale di un Calamandrei o di un Carnelutti e quella degli attuali proponenti è stridente. La Carta appartiene a tutti e non può essere manipolata da chi, con la presunzione dei numeri, pensa di poter riscrivere le regole del gioco a propria immagine e somiglianza.

Il silenzio che precede il conto

La storia politica italiana è disseminata di leader che hanno scambiato il consenso per onnipotenza. Il popolo italiano ha una dote rara: sa attendere. Osserva le riforme imposte con arroganza e le difese d'ufficio di esponenti discutibili, e al momento opportuno — specialmente nelle urne referendarie — presenta il conto. La vittoria del "NO" in passato non è stata solo una scelta tecnica, ma un grido di dignità contro chi si sentiva al di sopra di tutto e di tutti.

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