La verità giudiziaria sulla morte di Issouf: due condanne per la tragedia di Rotondi

Sentenza al Gup: condannati i due automobilisti per l'incidente di Cappizze di Rotondi. Pesa l'omissione di soccorso e la guida in stato di ebbrezza.

A cura di Redazione
08 aprile 2026 17:17
La verità giudiziaria sulla morte di Issouf: due condanne per la tragedia di Rotondi -
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Si è chiuso ieri davanti al Gup Salvatore Perrotta il processo di primo grado per la morte di Issouf Songne, il diciottenne del Burkina Faso travolto e ucciso il 13 ottobre 2023 a Campizze di Rotondi. Una sentenza che, oltre a stabilire le responsabilità penali dei due automobilisti coinvolti, mette a nudo i dettagli di una dinamica che va ben oltre la tragica fatalità stradale.

Le pene e il verdetto

Il verdetto emesso ieri ha definito le condanne per i due imputati che hanno scelto il rito abbreviato: 2 anni e 8 mesi per Marco Reale, 47 anni di Montesarchio, e 1 anno (con pena sospesa) per Rinaldo Izzo, 66 anni di Apollosa. Le decisioni del giudice si sono assestate su soglie leggermente inferiori rispetto alle richieste del PM Carmine Pignatiello, in un equilibrio giudiziario che ha dovuto pesare gravi condotte personali e circostanze oggettive.

Una dinamica in due tempi tra omissioni e fragilità

La ricostruzione dei fatti restituisce l'immagine di una morte avvenuta in due fasi distinte e drammatiche. Erano le 5 del mattino quando Issouf, in sella alla sua bici per andare al lavoro, è stato colpito dalla Fiat 500 guidata da Reale.

L’aspetto più controverso emerso dalle indagini riguarda il comportamento di quest'ultimo: secondo l’accusa, l'uomo — a cui è stata contestata l’aggravante della guida in stato di ebbrezza — non solo non avrebbe prestato soccorso immediato, ma sarebbe tornato sul luogo dell'incidente poco dopo, tentando di accreditarsi come un testimone oculare estraneo ai fatti. Un tentativo di depistaggio che ha pesato inevitabilmente sulla valutazione della sua posizione.

Mentre il giovane tentava di rialzarsi dall'asfalto, è sopraggiunto l’impatto definitivo con la Skoda condotta da Izzo. Un destino segnato dalla scarsa visibilità: ad entrambi gli imputati è stata infatti riconosciuta l’attenuante legata all'assenza di dispositivi luminosi sulla bicicletta del diciottenne.

Oltre la sentenza: il peso di una vita spezzata

L’autopsia del medico legale Giovanni Zotti aveva già chiarito la gravità delle lesioni, ma la sentenza di ieri aggiunge il tassello finale a una vicenda che ha scosso la comunità caudina e la famiglia del ragazzo, rappresentata dai fratelli residenti in provincia di Brescia.

Resta il ritratto di una tragedia della strada che è anche una tragedia della solitudine: quella di un giovane lavoratore che si muoveva nel buio delle prime ore del mattino e quella di una giustizia che, pur emettendo il suo verdetto, non può cancellare l'amarezza per una condotta umana — quella dell'omissione e del finto soccorso — che ha reso ancora più cupa questa vicenda.

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