Ius Culturae. Letta rilancia sulla cittadinanza
( Franco Petraglia ) Il ritardo politico sull’approvazione della legge sullo “ius culturae” concernente i figli di stranieri nati sul suolo italico è inaccettabile. Secondo la legge 91/92, un figlio...
( Franco Petraglia ) Il ritardo politico sull’approvazione della legge sullo “ius culturae” concernente i figli di stranieri nati sul suolo italico è inaccettabile. Secondo la legge 91/92, un figlio nato da genitori stranieri, anche se generato o arrivato in tenera età in Italia, può richiedere la cittadinanza solo dopo aver compiuto 18 anni. Non esiste quindi nel nostro Paese alcuna possibilità per questi fanciulli di acquisirla automaticamente. Bisogna, pertanto, riformare la legge sul diritto di cittadinanza: se ne parla da anni. I minori stranieri in Italia sono oltre 1 milione. Il dibattito sulla riforma della L.91/92 si è riproposta più volte, senza aver mai trovato una soluzione concreta in Parlamento. L’ultima proposta di legge si è fermata, due legislature fa, a Palazzo Madama. La cittadinanza a questi italiani “di fatto ma non di diritto “non è una concessione ma un diritto soggettivo. E’ la società civile, insieme all’Unione europea, che ci chiede un cambio di passo. La sua negazione genera insicurezza e difficoltà di inclusione e integrazione, con intuibili problemi sociali per la nostra nazione. Anche l’immigrazione, senza questo riconoscimento, cresce in modo rancoroso. Ricordiamoci che questi bambini sono nati, cresciuti e pasciuti sul nostro territorio nazionale e quindi sono parte integrante del nostro tessuto sociale. Le madri di questi figli sono un elemento utile di crescita e di sviluppo: costituiscono massicciamente e fattivamente al tasso di fecondità nazionale. Troviamo queste donne nelle nostre famiglie-case, nella cura dei nostri bambini oppure nell’assistenza ai nostri anziani e ammalati. Questi figli sono da considerarsi un’immensa ricchezza su cui investire, in quanto offrono stabilità e sicurezza di futuro per l’Italia, che ha tanto bisogno di continuità. L’imperatore Napoleone Bonaparte diceva:” Tutto ciò che nasce in Francia è francese”.