Inchiesta appalti, ai domiciliari il Presidente della Provincia di Benevento, Antonio Di Maria
Nell'ambito di una indagine della Procura di Benevento e dei carabinieri su 11 procedure pubbliche indette e gestite dalla Provincia di Benevento, da quella di Caserta e dal Comune di Buonalbergo, son...
Nell'ambito di una indagine della Procura di Benevento e dei carabinieri su 11 procedure pubbliche indette e gestite dalla Provincia di Benevento, da quella di Caserta e dal Comune di Buonalbergo, sono finiti agli arresti domiciliari sono finiti Antonio Di Maria, presidente della Provincia, Michelantonio Panarese, sindaco di Buonalbergo, Angelo Carmine Giordano, Mario Del Mese, Giuseppe Della Pietra, Raffaele Pezzella e Antonello Scocca. Il divieto temporaneo di contrattare con la pubblica amministrazione.è stato applicato invece a Pietro Antonio Barone, Carlo Camilleri, Nicola Camilleri, Gaetano Ciccarelli, Franco Coluccio, Antonio Fiengo, Antonino Iannotti, Sabino Petrella, Gianvincenzo Petriella e Antonio Sateriale. Le ordinanze sono state firmate dal gip Loredana Camerlengo su richiesta del sostituto procuratore Francesco Sansobrino: le ipotesi di reato sono: corruzione aggravata, turbata libertà degli incanti, rivelazione di segreti d’ufficio, emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, tentativo di induzione indebita a dare o a promettere altre utilità, tentativo di concussione, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente e falso ideologico. Nelle 518 pagine dell'ordinanza, il gip Loredana Camerlengo evidenzia che “la spartizione preordinata di procedure d'appalto indette dalla Provincia, sebbene non sia circostanza nuova per i cittadini, ha dimostrato che, nonostante l'inasprimento delle sanzioni previste per le ipotesi di reato che afferiscono l'operato illecito dei pubblici ufficiali e dei soggetti che risultano coinvolti in contestati impregnati dall'illegalità – tecnici esterni ed imprese – occorre fare ancora molto per instillare nei consociati, qualunque sia il ruolo da essi ricoperto nell'ambito della società, il rigore ed il rispetto delle regole”.
La dottoressa Camerlengo sottolinea che “certo i soggetti che operano in settori delicati hanno compreso che “non si deve parlare a telefono” ma di persona”, ma le nuove “tecniche di captazione si sono evolute”: evidente il riferimento all'utilizzo del trojan. Attenzione puntata su Panarese, che “pur temendo di essere oggetto di indagini penali”, non avrebbe “desistito dal commettere ulteriori e più gravi delitti”.
Il Gip procede poi ad un “distinguo nello scenario aperto dalle indagini, che, sebbene inquietante e indicativo della diffusione a macchia d'olio della corruzione che imperversa nella gestione della cosa pubblica, deve consentire di separare coloro che impongono le regole illecita del gioco, rispetto all'agire di chi tali regole le deve subire (verbo scritto tutto in maiuscolo al pari di impongono ndr), non potendo ribellarsi se non a discapito di perdere occasioni di lavoro, ed essendo escluso dal giro di affari afferente i lavori pubblici”.
In sostanza - continua - “i tecnici che predispongono la documentazione su richiesta dei pubblici ufficiali per le ditte che di volta in volta vengono segnalate per parteciperare a questa o a quella gara, certamente assecondano il volere illecito dei pubblici ufficiali ma hanno quale scelta alternativa solo quella di perdere un incarico in periodi di grave crisi del mercato; così in titolari delle imprese devono soccombere, loro malgrado, alle regole imposte da politici e pubblici ufficiali che altrimenti prediligeranno l'aggiudicazione di altre ditte, con gravi ripercussioni economiche su quelle che si dimostrano non aderenti alle richieste di chi controlla il mercato degli appalti pubblici".
E ancora: "I soggetti che al contrario traggono un pieno guadagno sono i pubblici ufficiali ed i membri delle commissioni di gara – che nel caso di specie sono rimasti non individuati sebbene, a parere della scrivente, facilmente individuabili poiché appartenenti ad una ristretta cerchia di persone- che oltre i compensi istituzionali hanno beneficiato per anni di compnsi “extra” consistiti nella spartizione delle tangenti versate dalle imprese, tra il 10 e il 20% dei fondi percepiti per l'espletamento dei lavori”.