Il ruolo della chirurgia nei pazienti con complicanze toraciche correlate a COVID-19
( Prof Federico Raveglia, Chirurgia Toracica, Ospedale San Gerardo di Monza Prof Ugo Cioffi, Università di Milano) La fase critica della pandemia da SARS-CoV-2 sembra oramai essere alle nostre spalle...
( Prof Federico Raveglia, Chirurgia Toracica, Ospedale San Gerardo di Monza Prof Ugo Cioffi, Università di Milano) La fase critica della pandemia da SARS-CoV-2 sembra oramai essere alle nostre spalle, e tutti confidiamo di aver definitivamente svoltato pagina. Ciononostante, alcuni casi gravi sotto tuttora sotto i nostri occhi e il COVID-19 imperversa ancora in diverse aree del Mondo. Recentemente, sulle pagine di Frontiers in Surgery, un’autorevole rivista scientifica, è stato pubblicato un importante lavoro scientifico sul ruolo della chirurgia nella gestione delle complicanze toraciche causate dal COVID-19. Essendo il SARS-CoV-2 un virus prettamente respiratorio, le sue complicanze più frequenti interessano il distretto polmonare, e alcune di queste potrebbero forse beneficiare di un trattamento di tipo chirurgico. Eppure, in letteratura non esistevano chiare indicazioni al riguardo, probabilmente poiché si considera il COVID-19 una patologia da “trattamento medico” più che “chirurgico”. Queste la basi da cui si è mosso il gruppo di Raveglia, e colleghi, la cui intenzione era quella di valutare l’efficacia e la sicurezza della chirurgia nella gestione di alcune complicanze del distretto toracico nei pazienti con COVID-19. Per farlo è stato progettato uno studio osservazionale multicentrico, con il coinvolgimento di nove unità di chirurgia toracica in cinque differenti nazioni: l’Ospedale San Gerardo di Monza, che ha coordinato lo studio, l’Ospedale Molinette di Torino, gli Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale Forlanini di Roma, lo University College London Hospitals di Londra, il NYU Langone Health di New York, l’Hospital Federal do Andaraì di Rio de Janeiro, il Chest Hospital di Calcutta e il Sir Ganga Ram Hospital di Nuova Delhi. Retrospettivamente, sono stati valutati tutti i pazienti con COVID-19 che hanno sviluppato complicanze del distretto toracico, e che sono stati gestiti chirurgicamente dal 1° Marzo 2020 al 31 Maggio 2021 nei nove centri coinvolti. L’endpoint primario era la sopravvivenza post-operatoria a 30 giorni dall’intervento, mentre gli endpoints secondari erano le complicanze insorte nel post-operatorio. La mortalità a 30 giorni è stata ricavata
mediante il metodo di Kaplan-Meier, mentre i modelli multiparametrici di Cox e i modelli logistici sono stati impiegati per identificare quelle variabili associate alla mortalità e alla morbilità postoperatorie. Lo studio ha ricevuto l’approvazione del comitato etico (numero di registrazione 3822, 19 Ottobre 2021). Un totale di 83 pazienti è stato considerato idoneo all’arruolamento. Le complicanze per cui si è proceduto ad intervento chirurgico sono state le seguenti: pneumotorace insaziabile, empiema pleurico, emotorace, emottisi, ascesso polmonare, pneumatocele infetto, infarto polmonare, ematoma di parete, versamento pleurico. A 30 giorni dall’intervento, 60 pazienti (72%) erano vivi. Le cause di morte nei pazienti deceduti sono state le seguenti: distress respiratorio acuto (ARDS), infezione del cavo pleurico, shock emorragico, insufficienza multi-organo (MOF), sepsi. L’età (HR 1.05), l’ipertensione polmonare (HR 3.98), l’insufficienza renale (HR 2.91), l’accesso toracotomico (HR 4.90) e le patologie infettive (HR 0.17) sono stati scoperti essere fattori prognostici indipendenti di mortalità, mentre l’età (OR 1.05) e l’accesso toracotomico (OR 3.85) sono anche risultati essere predittori di morbilità post-operatoria. Alcune limitazioni impediscono di poter trarre conclusioni definitive: l’assenza di un gruppo di pazienti “di controllo” con le stesse complicanze ma trattati conservativamente, l’eterogeneità dei dati a disposizione e l’impossibilità di
valutare il ruolo della vaccinazione. D’altra parte, questo studio ha coinvolto la più grande coorte di pazienti con complicanze toraciche da COVID-19 finora. Le conclusioni pertanto, sebbene non definitive, sono sicuramente valide e interessanti. Il lavoro suggerisce che effettivamente la gestione chirurgica delle complicanze da COVID-19 che coinvolgono il distretto toracico è caratterizzata da elevate mortalità e morbilità, purtuttavia un tasso di sopravvivenza del 72% sembra essere ancora soddisfacente per escludere a priori un paziente dal possibile trattamento chirurgico, soprattutto nell’ottica di un intervento “di salvataggio”. In particolare, i pazienti più giovani, senza ipertensione polmonare o insufficienza renale e con complicanze infettive sembrano essere i candidati migliori, avendo un tasso di sopravvivenza maggiore. In un periodo così critico per la comunità scientifica italiana, sempre più colpita dalla fuga dei cervelli all’estero, fa sicuramente piacere ricevere notizie come questa e conferma il ruolo di primissimo piano della cultura medica italiana, ancora una volta al centro dell’attenzione per questo interessante studio concepito e coordinato in Italia, a Monza, che è riuscito a mettere insieme l’esperienza di cinque differenti nazioni, dagli USA agli UK,
passando da Brasile e India.
https://www.frontiersin.org/articles/10.3389/fsurg.2022.867252/full