Il ricordo di Enrico Caruso a 100 anni dalla morte
( Franco Petraglia ) Cento anni fa, il 2 agosto 1921, Enrico Caruso si spegneva nella sua Napoli a soli 48 anni. Il grande tenore, figlio del popolo, aveva una voce strepitosa. Venne scoperto mentre c...
( Franco Petraglia ) Cento anni fa, il 2 agosto 1921, Enrico Caruso si spegneva nella sua Napoli a soli 48 anni. Il grande tenore, figlio del popolo, aveva una voce strepitosa. Venne scoperto mentre cantava in parrocchia, ai matrimoni e ai funerali e così, da autodidatta, cominciò la sua carriera. Sbarcò in America e divenne il più retribuito al mondo. Nell’aprile del 1895 arriva finalmente per Caruso il debutto nel grande repertorio al Teatro Cimarosa di Caserta, con Cavalleria Rusticana. E’ il primo passo che lo porterà ad esibirsi nei grandi teatri della lirica: la Scala di Milano, il Costanzi di Roma, il San Carlo di Napoli, il Massimo di Palermo. Fu il primo divo della musica moderna, grazie anche alle numerose incisioni fonografiche realizzate a partire dal 1902 che portarono la sua voce nelle case di tantissime persone che non potevano andare a sentirlo nei teatri di tutto il mondo. Nessuno avrebbe mai immaginato il grande successo di quel ragazzo di origine umilissime: il padre era un operaio metalmeccanico, mentre la madre era una donna di servizio. Caruso era la prima star mondiale della musica lirica e della canzone. Il grande tenore continuerà a diffondere nel mondo l’immenso patrimonio canoro partenopeo e non solo. Ricordo con nostalgia le sue canzoni:” E lucevan le stelle, Vesti la giubba, Una furtiva lagrima” e così via. Aveva tre voci in una. Grazie, caro Maestro, per aver tracciato la strada dei grandi tenori che per allargare la platea hanno incominciato a cantare anche le canzoni popolari e quelle napoletane. Nella città di Napoli proprio ieri nell’abitazione dove Caruso nacque è stato inaugurato il Museo Casa Natale: sono stati esposti documenti e cimeli di un mito che resiste al tempo.