Hacker nelle banche di Napoli: piazzava cimici nei server per mesi
Individuato il responsabile che riusciva a eludere i sistemi di sicurezza delle filiali per rubare credenziali tramite dispositivi KVM
L’ombra del cybercrime si è materializzata fisicamente all'interno degli istituti di credito di Napoli, dove un hacker esperto è riuscito a violare la sicurezza delle filiali per trasformarle in una fonte diretta di dati sensibili. L'uomo, già noto alle autorità, è stato posto agli arresti domiciliari dalla Polizia di Stato al termine di un'indagine meticolosa coordinata dalla sezione Cybersicurezza della Procura di Napoli. L'operazione ha svelato una strategia d’attacco ibrida, che univa lo scasso tradizionale alle tecniche di intercettazione digitale più sofisticate.
L'indagine è scaturita da un dettaglio quasi banale: un insolito ronzio proveniente dalle scrivanie di alcuni funzionari bancari. Quel rumore persistente ha spinto i dipendenti a ispezionare le postazioni, portando alla scoperta di apparecchiature estranee che stavano sabotando e intercettando le comunicazioni telematiche. Gli investigatori del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica hanno ricostruito il modus operandi del criminale grazie all'analisi incrociata delle telecamere di sorveglianza. L'uomo accedeva alle filiali durante gli orari di chiusura utilizzando una chiave contraffatta e riuscendo miracolosamente a non far scattare i sistemi di allarme.
Una volta all'interno, il suo obiettivo erano i rack e i server locali. Qui installava dispositivi KVM, strumenti in grado di gestire da remoto tastiera, video e mouse delle macchine colpite. Attraverso questi apparati, l'indagato poteva monitorare il traffico dati in tempo reale e captare le credenziali di accesso ai sistemi bancari centrali. Una minaccia interna che ha fatto scattare accuse pesantissime che vanno dall’accesso abusivo a sistema informatico alla frode informatica, passando per la violazione di domicilio e l'intercettazione illecita