Giallo a Cervinara: che fine ha fatto il quadro della Madonna del Carmine?

Scomparso tra i meandri della burocrazia e dei restauri statali. Un capolavoro del Seicento sottratto alla devozione popolare e all'identità caudina: l'appello per rompere il silenzio.

16 giugno 2026 07:15
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
Giallo a Cervinara: che fine ha fatto il quadro della Madonna del Carmine? -
Condividi

Un vuoto enorme grava sull'altare e sulla memoria storica di Cervinara. Un'opera monumentale del XVII secolo, fulcro della fede comunitaria e tesoro artistico insostituibile, risulta ufficialmente svanita nel nulla. La scoperta, emersa attraverso una fitta e preoccupante corrispondenza istituzionale tra il Comune, la Soprintendenza e la Curia Arcivescovile, delinea i contorni di un vero e proprio "giallo burocratico" iniziato oltre quarant'anni fa e culminato in una denuncia formale al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri di Napoli. Oggi, la cittadinanza e le istituzioni chiedono a gran voce la verità.

Per comprendere come sia stato possibile perdere le tracce di una tela imponente, alta più di due metri, è necessario riavvolgere il nastro del tempo attraverso i documenti ufficiali conservati negli archivi comunali, firmati dall'allora Assessore alla Cultura, Dott. Francesco Viola, che con tenacia ha tentato di scoperchiare questo vaso di Pandora. Tutto ha inizio nel lontano 11 marzo 1981, all'indomani del devastante terremoto dell'Irpinia. Per preservare le opere d'arte dai crolli e dai saccheggi, lo Stato interviene. Un verbale ufficiale attesta il ritiro di diverse opere d'arte della Chiesa del Carmelo da parte della Soprintendenza, sottoscritto dall'allora parroco Mons. Buonanni e dal funzionario Dott. Giovanni Parente. Il quadro della Madonna del Carmine è lì, registrato formalmente al punto numero 7, per essere trasferito provvisoriamente presso il Collegio "De La Salle" di Benevento.

Il primo grande campanello d'allarme scatta il 31 maggio 1983. Un verbale redatto dalla Dott.ssa Liliana Zuddas per la consegna dei beni restaurati riporta una nota chiarissima nella sua drammaticità: "Manca l'opera n. 3". Il quadro di Cervinara, inviato in un laboratorio di restauro, non è mai più rientrato alla base. Tra il luglio e l'ottobre del 2012, l'Assessorato alla Cultura di Cervinara avvia un'ampia ricognizione chiedendo spiegazioni. Le risposte rasentano il paradosso: la Soprintendenza dichiara che il dipinto risulta mancante dal Museo Diocesano di Benevento; dal canto suo, la Curia Arcivescovile di Benevento afferma che non vi è alcuna traccia documentaria nei propri archivi e richiede al Comune riproduzioni fotografiche del dipinto per cercarlo.

La svolta definitiva — e istituzionalmente più grave — arriva nell'aprile 2013. La Soprintendenza, preso atto dell'impossibilità di rintracciare il bene nei propri depositi o in quelli della Curia, capitola. Con una missiva ufficiale datata 23 aprile 2013, comunica al Comune di Cervinara di avvertire di aver sporto formale denuncia di "scomparsa del quadro" al Nucleo Tutela Patrimonio Artistico dei Carabinieri di Napoli. Da quel momento, il silenzio istituzionale ha rischiato di far cadere l'opera nell'oblio definitivo. "Del dipinto appartenente ai cittadini di Cervinara se ne stava perdendo memoria a causa della disattenzione degli amministratori comunali che ci hanno preceduto", scriveva con amarezza l'Assessore Viola nelle sue lettere alla Curia.

Un'opera che, oltre all'immenso valore storico e storico-artistico, incarna l'icona stessa della devozione e dell'anima profonda della comunità cervinarese. Non si tratta solo di un pezzo di tela dipinto, ma di un furto d'identità patito da un'intera cittadinanza. Dov'è finito il quadro durante il passaggio tra i laboratori di restauro, i depositi temporanei del Collegio La Salle e i musei diocesani? Chi doveva vigilare sulla sua custodia? Il Comune di Cervinara ha sollevato interrogativi di fondamentale importanza, chiedendo alla Soprintendenza se le opere all'epoca fossero coperte da polizze assicurative statali contro lo smarrimento e il furto, e pretendendo l'avvio di un'azione di risarcimento del danno storico e culturale subìto dalla popolazione. Ad oggi, le domande cruciali rimangono senza una risposta definitiva.

I Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) possiedono la banca dati di opere rubate più avanzata al mondo, ma le indagini faticano a procedere senza il supporto della memoria collettiva. Le opere d'arte di questa caratura raramente vengono distrutte: spesso giacciono dimenticate in qualche deposito ministeriale o museale periferico a causa di catalogazioni errate o scambi di inventario avvenuti nell'emergenza post-terremoto, oppure circolano illegalmente nel mercato clandestino dell'antiquariato, acquistate da collezionisti ignari della provenance furtiva. L'appello viene lanciato con forza a tutta la cittadinanza di Cervinara, agli storici locali, al clero e alle istituzioni regionali: è fondamentale fare pressione e unire le forze. Ogni dettaglio, ogni ricordo, ogni vecchia fotografia in possesso dei privati può contenere la chiave per permettere ai Carabinieri di identificare la tela e riportarla finalmente a casa. Cervinara non può e non deve rinunciare al suo patrimonio.

Fact Check

Prima della pubblicazione, la redazione ha verificato e consultato le fonti elencate di seguito per garantire l'accuratezza delle informazioni riportate.

Fonte:

Verificato il: 16 giugno 2026

Segui Informazione Sei