Famiglia Caliendo: Una pagliacciata contro il nostro dolore

L'avvocato della famiglia Caliendo gela il Monaldi: "Il sit-in è una pagliacciata. Essere un gran chirurgo non esclude errori fatali".

A cura di Redazione
15 marzo 2026 19:09
Famiglia Caliendo: Una pagliacciata contro il nostro dolore -
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Non si placa la tensione attorno all'ospedale Monaldi. Dopo il sit-in con cento genitori che si sono radunati per difendere l'operato del cardiochirurgo Guido Oppido al grido di "Oppido non si tocca", arriva la durissima replica della famiglia di Domenico Caliendo, il bimbo di 28 mesi scomparso il 21 febbraio scorso dopo un trapianto di cuore fallito.

Attraverso le parole del legale di famiglia, l'avvocato Francesco Petruzzi, i genitori di Domenico rompono il silenzio, definendo la manifestazione un atto di profonda insensibilità.

"Nessun cordoglio, solo supporto a un indagato"

Il contrasto tra le due piazze — quella fisica della solidarietà e quella intima del lutto — è netto. Patrizia, la madre di Domenico, osserva da lontano, troppo provata per intervenire direttamente.

"Vedere delle mamme manifestare per supportare un indagato per omicidio, quando nessuna di loro è venuta a manifestare il suo cordoglio per la morte di Domenico, è doloroso", dichiara l'avvocato Petruzzi.

Il legale punta il dito contro quella che definisce una disparità di trattamento emotivo: "Quelle mamme stasera torneranno fortunatamente dai loro figli; Patrizia no".

La critica alla "guerra mediatica"

Mentre i sostenitori di Oppido chiedono la fine della "gogna", la difesa della famiglia Caliendo rivendica la propria compostezza. Petruzzi non usa mezzi termini nel definire il sit-in una "pagliacciata" che stride con il comportamento tenuto finora dai genitori del piccolo Domenico, i quali non hanno mai manifestato fuori da un ospedale pubblico né attaccato genericamente il sistema sanitario.

Cardiochirurgia vs Trapiantologia

L'affondo finale del legale tocca però il cuore tecnico della vicenda giudiziaria, distinguendo tra il curriculum del medico e l'esito del caso specifico:

"Essere un ottimo cardiochirurgo non vuol dire non essere un pessimo trapiantologo, purtroppo".

Parole che pesano come macigni e che spostano l'attenzione dalle statistiche dei successi passati del primario — citati con forza dai genitori in piazza — alla gestione chirurgica del trapianto eseguito il 23 dicembre 2025, rivelatosi poi fatale per il piccolo Domenico.

La giustizia dovrà ora districarsi tra queste due verità: quella di chi ha riavuto la vita grazie a Oppido e quella di chi, in quel reparto, ha perso tutto.

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