Emergenza acqua: l’oro blu d'Italia si perde nei diecimila tagli della rete
La dispersione idrica record accelera la crisi estiva del Paese più idroesigente d'Europa tra ritardi e tubature obsolete.
Durante i mesi estivi del 2026, l’Ufficio studi della CGIA ha denunciato una drammatica emergenza idrica che colpisce l'intera Italia, causata da una rete di distribuzione ormai inadeguata che disperde il 42 per cento dell'acqua potabile prima che arrivi ai rubinetti dei cittadini. Il collasso delle infrastrutture nazionali si consuma in un contesto in cui il Paese detiene il primato per il prelievo idrico totale nell'Unione Europea, pari a 36,5 miliardi di metri cubi all'anno, costringendo oggi famiglie, imprese e amministrazioni pubbliche a fare i conti con razionamenti e rubinetti a secco.
Questa cronaca di un'emergenza annunciata svela la fragilità di una nazione che gestisce l'acqua come se fosse una risorsa infinita, pagando un conto economico che nel 2022 ha superato i 10 miliardi di euro all'anno. I 157 litri persi ogni giorno per ciascun cittadino non sono il frutto di un imprevisto stagionale, ma la conseguenza diretta di decenni di investimenti strutturali rimasti sulla carta, nonostante i ripetuti proclami della politica. Sebbene la crisi colpisca da nord a sud, il Mezzogiorno vive una realtà ormai insostenibile, dove l'accesso a un diritto fondamentale rischia di trasformarsi definitivamente in un lusso stagionale.
Le cause profonde di questa emorragia invisibile risiedono in un mix di tubature obsolete e guasti strutturali, a cui si sommano la presenza di fontanili urbani e abbeveratoi rurali storici dal flusso continuo. Non mancano poi le inefficienze amministrative dovute a errori di misurazione dei vecchi contatori e al fenomeno degli allacci abusivi che sottraggono risorsa al sistema. Le forti discrepanze geografiche vedono la Basilicata maglia nera d'Italia con il 65,5 per cento di perdite, seguita da Abruzzo e Molise, mentre la Lombardia, la Valle d'Aosta e soprattutto l'Emilia Romagna con il 29,7 per cento si confermano come le aree regionali più virtuose della penisola.
Lo specchio delle contraddizioni italiane emerge con chiarezza analizzando i singoli centri urbani, dove i capoluoghi di Potenza, Chieti e L'Aquila registrano picchi di dispersione superiori al 68 per cento della risorsa immessa in rete. Sul fronte opposto si posizionano i territori del nord come Milano, Monza e soprattutto Como, che si attesta come la città più efficiente del Paese fermando le perdite al 9,2 per cento. Eppure la mappa dell'efficienza smentisce i vecchi stereotipi geopolitici, mostrando un Sud capace di riscatto grazie ai dati eccellenti di Trapani, Brindisi e Lecce, la quale ultima vanta un tasso di dispersione del 12 per cento persino migliore di quello del capoluogo lombardo.
Fact Check
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Verificato il: 11 luglio 2026