Droga e telefoni in cella: arrestato poliziotto a Santa Maria Capua Vetere
Un assistente capo della penitenziaria è stato fermato dai colleghi con hashish negli evidenziatori e microcellulari pronti per lo spaccio.
Il muro di legalità all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere ha rischiato di incrinarsi proprio a causa di chi avrebbe dovuto difenderlo. Alessandro Mauro, assistente capo della polizia penitenziaria di 57 anni, è finito agli arresti dopo essere stato sorpreso dai suoi stessi colleghi mentre tentava di introdurre sostanze stupefacenti e materiale proibito nella struttura casertana.
L’operazione è scattata alla fine della scorsa settimana, durante il cambio turno pomeridiano. A tradire l'agente è stato un insolitamente vistoso rigonfiamento notato nella tasca della divisa, un dettaglio che ha spinto i colleghi a procedere con una perquisizione immediata. L'esito del controllo ha rivelato un sistema di occultamento tanto ingegnoso quanto maldestro: Mauro nascondeva sette evidenziatori, ciascuno dei quali imbottito con tre involucri di hashish avvolti nel cellophane. In totale, il carico sfiorava i 50 grammi di droga pronti per essere distribuiti tra le celle.
Le verifiche non si sono fermate alla persona. Nella camera della caserma riservata al poliziotto, i controlli hanno portato alla luce un vero e proprio kit per le comunicazioni clandestine: quattro microtelefoni cellulari completi di schede SIM e caricabatterie, oltre a 1.500 euro in contanti e diversi "pizzini" contenenti appunti e messaggi.
Davanti all'evidenza, il 57enne ha tentato una difesa giudicata immediatamente poco credibile dagli inquirenti. L'agente ha infatti sostenuto di aver ricevuto il pacco dal padre di un detenuto con l'incarico di consegnarlo a un altro collega, di cui però non ha saputo o voluto fare il nome, dichiarando inoltre di ignorare il reale contenuto degli involucri. Il giudice per le indagini preliminari, Marzia Pellegrino, non ha dato credito alla versione dell'indagato, convalidando l'arresto e disponendo per lui la misura dei domiciliari. Un episodio amaro che sottolinea l'importanza della vigilanza interna, portata a termine con rigore dagli stessi operatori che ogni giorno lavorano onestamente in prima linea.