Don Patriciello: «Fratelli camorristi, tornate umani»
Il parroco di Caivano scrive a chi lo minaccia: tra notti insonni e il peso della scorta, l'appello a ritrovare il bene e la fede perduta.
Nella solitudine delle tre del mattino, tra il riflesso dei lampeggianti che filtrano dalle tapparelle e il peso di un sonno che non arriva, non c’è un "eroe anticamorra". C’è solo un uomo. In un editoriale affidato a Famiglia Cristiana, don Maurizio Patriciello, il parroco simbolo di Caivano, mette a nudo l'inquietudine di una vita blindata, trasformando l'ennesima minaccia di morte in un dirompente atto d'amore.
La Notte, la Scorta e il Senso di Colpa
Don Maurizio racconta la sua quotidianità sospesa. Mentre il mondo dorme, lui osserva dalla finestra quegli uomini in divisa — Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza — che vegliano sulla sua incolumità.
«Mi sento in colpa: io al caldo nel mio letto, loro giù a soffrire il freddo per tutelare me», scrive il sacerdote.
È un paradosso che scuote la coscienza: la protezione, necessaria dopo le recenti lettere minatorie, diventa un fardello umano. Don Patriciello rifiuta le etichette mediatiche che lo vorrebbero "prete-coraggio" o "prete-ambientalista": «La verità è che sono solo e semplicemente un prete. Un povero prete».
L’Appello ai Carnefici: «Vi Chiamo per Nome»
La parte più potente del suo sfogo non è rivolta alle istituzioni, ma direttamente a chi gli vuole del male. Don Maurizio non usa parole di condanna, ma la memoria del cuore. Si rivolge ai camorristi chiamandoli per nome, ricordando il loro passato di bambini innocenti in parrocchia:
A Pasquale: «Ti ricordi quando mi accompagnavi all’altare?»
A Gigi: «Ricordi i campi estivi con i tuoi amici?»
È una sfida diretta alla logica del male. Il parroco chiede loro come abbiano potuto cedere alla «bugiarda sirena del male» e li invita a tornare a quella «vera umanità» che sembra smarrita. Non è una sfida di potere, ma un tentativo di salvarli dalla loro stessa «via dell'infelicità».
Santità e Umanità: La Missione Finale
L’articolo si chiude con una riflessione teologica e umana di rara intensità. Don Patriciello confessa di aver smesso di desiderare la "santità" nell'accezione classica del termine, per cercare qualcosa di più profondo: la piena umanità.
«Oggi bramo raggiungere la mia vera umanità. Sono convinto che santità e umanità siano sinonimi».
Nonostante le minacce e le notti insonni, il messaggio che arriva da Caivano è di una testarda speranza. Don Maurizio si definisce «corresponsabile della salvezza eterna» di chi lo perseguita, pronto ancora una volta a tendere la mano per aiutarli a cadere in quella che definisce la «trappola luminosa del Dio-amore».