Domenico: è omicidio colposo. Sei medici sotto accusa
Uno dei medici indagati si difende: "Fatto il possibile". L'inchiesta si allarga.
Quella che era iniziata come una speranza di vita si è trasformata in un dramma giudiziario che scuote la sanità campana. Con il decesso del piccolo Domenico, rimasto in coma dal tragico intervento dello scorso 23 dicembre, la Procura di Napoli ha cambiato radicalmente il capo d’imputazione per i sei sanitari indagati: non più lesioni colpose, ma omicidio colposo.
I magistrati della VI sezione (il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e l’aggiunto Antonio Ricci) hanno disposto il sequestro della salma. L’attenzione degli inquirenti è ora focalizzata sull'autopsia, al termine della quale il muscolo cardiaco resterà sotto sequestro per accertamenti tecnici irripetibili.
La catena degli errori: il gelo che ha "bruciato" la speranza
Il fulcro dell’indagine ruota attorno al viaggio da Bolzano a Napoli. Il cuore, destinato a Domenico, è arrivato a destinazione compromesso: "bruciato" dalle temperature troppo basse. Due i punti oscuri su cui i Carabinieri del Nas stanno facendo luce:
I contenitori hi-tech inutilizzati: Nonostante l’ospedale Monaldi disponesse di tre box di ultima generazione per il trasporto organi, quel giorno ne sarebbe stato usato uno obsoleto. Il motivo? Pare che l'equipe non fosse ancora stata formata per l'utilizzo dei nuovi dispositivi.
Il refrigerante sbagliato: Nel contenitore sarebbe stato inserito ghiaccio secco anziché quello tradizionale. Una scelta fatale che avrebbe congelato i tessuti dell'organo, rendendolo inutilizzabile.
Il dramma in sala operatoria
Un altro interrogativo agghiacciante riguarda il momento dell'intervento. Gli inquirenti vogliono capire perché il cuore, visibilmente danneggiato dal gelo, sia stato comunque impiantato. Soprattutto, si indaga sulla tempistica dell'espianto: se i medici si fossero accorti delle condizioni del nuovo organo prima di rimuovere quello vecchio, il bambino sarebbe rimasto in vita, seppur con il suo cuore malato.
Le difese e l'ipotesi "sovrapposizione"
Mentre il cardiochirurgo Guido Oppido, attraverso i suoi legali Alfredo Sorge e Vittorio Manes, rivendica di aver fatto "tutto quanto umanamente possibile lottando contro il tempo", emergono nuovi scenari.
L’avvocato della famiglia del piccolo, Francesco Petruzzi, ha sollevato il dubbio di possibili danni avvenuti già a Bolzano durante la fase di prelievo, ipotizzando una possibile "sovrapposizione" con altre equipe mediche presenti sul posto per altri organi.
Prossimi passi
Nelle prossime ore il registro degli indagati potrebbe allungarsi. La Procura attende gli atti da Trento per identificare chi abbia materialmente reperito e inserito il ghiaccio secco nel contenitore. Una serie di negligenze che, sommate, hanno spezzato una vita giovanissima e messo sotto scacco l'eccellenza della cardiochirurgia partenopea.