Dati rubati: corrotti poliziotti, funzionari Entrate, Inps e direttori di Poste

Funzionari pubblici e agenti corrotti vendevano segreti di vip e imprenditori a agenzie private; oltre un milione e mezzo gli accessi illeciti.

13 maggio 2026 16:51
Dati rubati: corrotti poliziotti, funzionari Entrate, Inps e direttori di Poste -
Condividi

L'inchiesta coordinata dal procuratore di Napoli Nicola Gratteri e condotta dalla Polizia Postale ha smantellato un'organizzazione criminale dedita al traffico illegale di informazioni riservate tra il 2024 e il 2026. Attraverso accessi abusivi alle banche dati strategiche dello Stato, come quelle di INPS, Agenzia delle Entrate e Forze dell'Ordine, un gruppo di dipendenti infedeli estrapolava dati sensibili di calciatori, vip e imprenditori per rivenderli a agenzie investigative e soggetti privati. L'operazione ha svelato un sistema capillare di corruzione che minava la sicurezza dei database nazionali, trasformando il diritto alla privacy in una merce di scambio per un giro d'affari milionario.

Il cuore del sistema corruttivo risiedeva in un vero e proprio "tariffario del crimine" rinvenuto in un file Excel durante le perquisizioni. Per ogni singola interrogazione abusiva, gli agenti e i funzionari coinvolti percepivano somme che oscillavano tra i 6 e i 25 euro, a seconda della profondità e della riservatezza della fonte consultata. Questo meccanismo ha generato un volume di attività impressionante, con circa un milione e mezzo di accessi illeciti stimati, coinvolgendo non solo agenti della Polizia di Stato operanti tra Napoli, Caserta e Roma, ma anche personale dell'Agenzia delle Entrate e direttori di filiali di Poste Italiane, tutti pronti a monetizzare il proprio potere di accesso.

L'indagine ha preso slancio dal monitoraggio di flussi anomali di dati, identificando in particolare due agenti che da soli avevano effettuato 730mila accessi privi di qualsiasi giustificazione di servizio. Questi "corrieri dell'informazione" alimentavano un mercato richiestissimo da circa dieci agenzie private, tra cui spunta il nome della milanese Equalize, già nota alle cronache giudiziarie. Il materiale raccolto non serviva solo a soddisfare la curiosità di clienti facoltosi su personaggi del mondo dello spettacolo, ma rappresentava una potenziale arma di ricatto. I risultati di test medici o accertamenti fiscali venivano infatti convogliati su un server sequestrato nel Nord Italia, pronti per essere utilizzati per scopi illeciti o pressioni indebite.

La gravità del quadro delineato dal pool Cyber-Crime della Procura di Napoli evidenzia una vulnerabilità sistemica delle infrastrutture digitali pubbliche, piegate dalla complicità di chi avrebbe dovuto proteggerle. Il procuratore Gratteri e il coordinatore Vincenzo Piscitelli hanno rimarcato come il mercato delle informazioni sia oggi un settore estremamente redditizio, capace di corrompere i ranghi dello Stato per alimentare un business oscuro. Mentre le indagini proseguono per individuare ulteriori terminali di questa rete, l'operazione segna un punto di svolta nel contrasto al dossieraggio selvaggio, mettendo in luce quanto la fedeltà alle istituzioni possa vacillare di fronte al miraggio di facili guadagni digitali.

Segui Informazione Sei