Corruzione, confermato il divieto di dimora per il consigliere regionale Giovanni Zannini
Il Tribunale del Riesame di Napoli respinge il ricorso della difesa: resta l'allontanamento per il consigliere accusato di gravi illeciti.
I giudici del tribunale del Riesame di Napoli hanno confermato lo scorso 20 marzo la misura cautelare del divieto di dimora in Campania e nelle regioni limitrofe per il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini. L'esponente politico, attualmente residente in Abruzzo, è accusato dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere di corruzione, truffa aggravata e falsità materiale. Nonostante il ricorso presentato dai legali, il collegio presieduto da Elisa De Tollis ha ritenuto necessario mantenere la restrizione per impedire la reiterazione dei reati contestati, legati alla gestione del potere pubblico per fini personali.
Le motivazioni depositate a fine aprile descrivono un quadro di spregiudicata familiarità corruttiva che avrebbe caratterizzato l'operato del consigliere durante l'esercizio delle sue funzioni istituzionali. Secondo il tribunale, Zannini avrebbe sistematicamente strumentalizzato il proprio ruolo pubblico per ottenere vantaggi privati, ignorando i doveri di integrità richiesti dalla carica. I magistrati hanno respinto le tesi della difesa basate sull'incensuratezza dell'indagato, sottolineando come la gravità delle condotte emerse dalle indagini coordinate dal procuratore Pierpaolo Bruni giustifichi ampiamente il mantenimento della misura cautelare restrittiva.
Un elemento centrale della decisione risiede nella persistenza del pericolo di recidiva derivante dal fatto che Zannini non è decaduto dalla carica di consigliere regionale. Essendo stato soltanto sospeso e sostituito temporaneamente, l'indagato mantiene intatto il suo status politico e la possibilità di influenzare i processi decisionali qualora tornasse sul territorio. I giudici hanno evidenziato che la lontananza geografica non è sufficiente a recidere i legami di potere, poiché la struttura degli incarichi ricoperti permette potenzialmente di continuare a esercitare una pressione illecita sulle amministrazioni coinvolte.
Il provvedimento analizza inoltre la fitta rete di relazioni sociali e politiche che il consigliere ha consolidato negli anni coinvolgendo dirigenti, amministratori locali e colleghi di assemblea. Questa rete relazionale, unita alla perdurante militanza politica, rende estremamente concreto il rischio che possano essere riprodotti gli stessi schemi operativi giudicati illegali dagli inquirenti. La caratura politica del soggetto e la pendenza di ulteriori filoni di indagine hanno convinto il Riesame che la libertà di movimento in Campania rappresenterebbe un rischio insostenibile per l'integrità delle funzioni pubbliche regionali.