Corruzione a Caserta: chieste la condanna per l'ex assessore Marzo

Il pm Giacomo Urbano ha sollecitato cinque anni di carcere per l'ex esponente della giunta e due assoluzioni nel processo con rito abbreviato.

A cura di Redazione
06 maggio 2026 11:42
Corruzione a Caserta: chieste la condanna per l'ex assessore Marzo -
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Presso il tribunale di Santa Maria Capua Vetere, il pubblico ministero Giacomo Urbano ha presentato le richieste di condanna nell'ambito del processo con rito abbreviato sulla corruzione al Comune di Caserta. Davanti al gup Pasqualina Gaudiano, la Procura ha delineato le responsabilità penali relative al sistema illecito negli appalti pubblici, chiedendo cinque anni di reclusione per l'ex assessore Massimiliano Marzo e pene minori per altri due imputati, sollecitando invece l'assoluzione per i restanti coinvolti nel medesimo troncone processuale.

Nello specifico, la requisitoria scritta del magistrato ha quantificato in due anni e otto mesi la pena per l'imprenditore Pasquale Marotta e in un anno quella per Gennaro Rondinone, mentre per lo staffista Magdi Khachermi e il dipendente comunale Gaetano Di Tora è stato proposto il proscioglimento dalle accuse. La vicenda giudiziaria riprenderà nel mese di settembre con le arringhe dei difensori, alle quali seguirà la sentenza del giudice per l'udienza preliminare che dovrà anche esprimersi sulla sorte degli imputati che hanno optato per il rito ordinario.

Il procedimento rappresenta il fulcro dell'indagine esplosa nel giugno 2024, quando una serie di accertamenti mise in luce un fitto intreccio tra politica, burocrazia ed economia locale. Secondo l'accusa, il Comune di Caserta era divenuto il teatro di un sistema consolidato di tangenti e favori, dove gli affidamenti dei lavori pubblici venivano pilotati attraverso patti illeciti che coinvolgevano dirigenti apicali e rappresentanti della giunta allora guidata da Carlo Marino.

Le conseguenze delle inchieste hanno travolto l'assetto democratico della città, portando all'insediamento di una commissione d'accesso prefettizia e al successivo scioglimento dell'ente per infiltrazioni camorristiche nell'aprile 2025. Nonostante i ricorsi presentati dagli amministratori uscenti per contestare il provvedimento del Ministero dell'Interno, il Tar del Lazio ha confermato la legittimità della decisione, lasciando l'amministrazione cittadina nelle mani dei commissari straordinari in attesa degli esiti definitivi dei processi.

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