Clan Senese: Cassazione annulla condanna a Michele "o pazzo"
Accolto il ricorso di Michele Senese: la Suprema Corte annulla il calcolo della pena. Cadono le aggravanti mafiose per altri tre imputati.
La Suprema Corte di Cassazione ha emesso il suo verdetto nell’ambito dell’inchiesta che ha colpito il cuore finanziario e operativo del clan Senese. Su dodici ricorsi presentati, gli ermellini ne hanno respinti otto, rendendo definitive le relative condanne, ma hanno accolto – seppur con rinvio – le istanze di quattro figure chiave, tra cui quella del vertice indiscusso dell’organizzazione: Michele Senese, noto come “o pazzo”.
La vittoria tecnica di Michele Senese
Nonostante la conferma dell’impianto accusatorio generale, Michele Senese ha ottenuto un annullamento parziale della sentenza emessa il 15 gennaio 2025 dalla Corte di Appello di Roma. Il punto di rottura individuato dalla Cassazione non riguarda la colpevolezza per i reati di autoriciclaggio e usura, bensì un aspetto tecnico-giuridico fondamentale: il calcolo della pena a titolo di continuazione.
Il ricorso, curato dal cassazionista Dario Vannetiello, ha scardinato il conteggio di ben 5 anni di reclusione che erano stati inflitti in aggiunta alla pena base. La Suprema Corte ha accolto i rilievi sollevati dalla difesa in due memorie scritte, rimandando gli atti alla Corte d’Appello per una rideterminazione del trattamento sanzionatorio.
Cadono le aggravanti mafiose per i fedelissimi
Il verdetto della Cassazione ha inciso pesantemente anche sulle posizioni di altri tre imputati, colpendo in particolare la tenuta dell’aggravante mafiosa (art. 416-bis.1 c.p.) in relazione a specifici episodi:
Vincenzo Senese (cl. ’77): Annullamento limitato all’aggravante mafiosa per due dei delitti contestati.
Giovanni Giugliano: Annullamento sull'aggravante mafiosa per un capo d'imputazione e sul calcolo complessivo della pena.
Massimiliano Barretta: Annullamento dell'aggravante mafiosa rispetto a un singolo delitto.
Questi annullamenti suggeriscono una valutazione più cauta da parte degli ermellini circa l'effettiva capacità di agevolazione del clan o l'uso del metodo mafioso in alcuni specifici episodi di reato.
L'EGEMONIA SU ROMA Nonostante i ricalcoli di pena all'orizzonte, resta confermato il quadro di un'organizzazione radicata nella Capitale da oltre un quarto di secolo. Le intercettazioni ambientali durante i colloqui in carcere e le dichiarazioni di sei collaboratori di giustizia continuano a rappresentare il pilastro dell'inchiesta, descrivendo un Michele Senese capace di dirigere operazioni di usura e riciclaggio ai danni di imprenditori romani anche dietro le sbarre.
Prospettive future
Il processo torna ora davanti a una diversa sezione della Corte d’Appello di Roma. I giudici di rinvio dovranno attenersi ai principi di diritto stabiliti dalla Cassazione, il che porterà inevitabilmente a un sostanziale sconto di pena per i quattro imputati sopra citati. Per gli altri otto ricorrenti, invece, le porte del carcere si chiudono definitivamente con la conferma delle condanne precedenti.