Cervinara: Vergine Addolorata, questo popolo ti appartiene. Domani la processione del Venerdi di Passione
(Antonio Raucci) Perché celebrare una Donna vestita di nero, una regina a lutto? Semplicemente perché essa raccoglie la palma del martirio del Figlio Crocefisso nel cuore ed è preludio alla Sua resurr...
(Antonio Raucci) Perché celebrare una Donna vestita di nero, una regina a lutto? Semplicemente perché essa raccoglie la palma del martirio del Figlio Crocefisso nel cuore ed è preludio alla Sua resurrezione e alla resurrezione di molti. Il nero dell’abito di Maria, sapientemente disegnato e ricamato in oro, nel 1935 da suor Maria Colomba (delle Suore del Buono e Perpetuo Soccorso), assistita da alcune donne cervinaresi, sue allieve presso il convento di Ferrari, altro non è che la metafora della condivisione dei dolori e del non senso di ogni sofferenza attuale. L’oro ne indica la sempre presente regalità ma anche la luce della Grazia che entra nelle ferite di ciascun credente nel Figlio Suo. Il poverello di Assisi affermava: “Maria è l’abito santo indossato dal Redentore Figlio, che invece è nudo sulla croce come il primo Adamo". La Vergine, nella iconografia tradizionale cervinarese sembra una crocefissa mistica, in maniera incruenta ed in atteggiamento orante. Si notino infatti le braccia allargate a forma di croce, quasi a pregare, esprimere sconcerto o più semplicemente a protrarsi verso il Figlio e tutti i Figli sofferenti. Sono braccia che accolgono, che hanno la forza per prendere i suoi figli ed elevarli al cielo. Le grandi mani, come già predisposte ad elargire le grazie che Dio Padre Onnipotente vorrà concedere. Il velo, dapprima posto sulle scapole rimanda alla iconografia napoletana, spirituale e storica che vede nella scapola il segno di appartenenza dell’ancella al suo padrone. Infatti anche l’Ordine dei servi di Maria utilizza lo scapolare per onorare la loro patrona e Padrona benevola: l’Addolorata, che non restringe le nostre libertà ma le educa al Vangelo del Figlio. Il volto della Perdolente di Cervinara è davvero pro-vocatorio, cioè chiama ad un movimento interiore del cuore. Esso può rapire, turbare o dare addirittura fastidio perché è contratto. È proprio il volto di una donna matura ed allo stesso tempo regale, ritta nella sua dignità. Una donna segnata dal dolore. Un viso sconvolto e allo stesso tempo dignitosamente materno, uno sguardo dolcissimo che mira la croce e i suoi figli sofferenti; chi guarda Lei guarda il Signore della Vita sulla croce. Un fazzoletto in mano per indicare che Lei, non solo asciuga le sue lacrime ma quelle di ogni sofferente vittima di dolore e di ogni donna che piange perché offesa ancor oggi nella sua dignità. È la Madre che terge! È la regina che ha pietà del suo popolo. Cervinara perciò è una città dalle radici devozionali tutt’altro che povere, esse hanno un significato altissimo e pedagogico da riscoprire anche nell’attuale catechesi liturgica. La statua della Regina di Cervinara è ben degna, per fattura e devozione, di abitare in un Santuario, perché la sua simbologia spirituale racconta e parla quasi come un Vangelo locale del mistero Pasquale di Cristo a cui Lei fu intimamente associata. I credenti di Cervinara perciò sono chiamati ad essere sì una comunità mariana, ma anche e soprattutto Pasquale. La Devozione a Maria deve aiutare in quel processo di cristificazione, che ogni battezzato, in quanto appunto cristiano è chiamato a fare, non donando soltanto oggetti o voti ma vivendo nella Carità e nella Comunità in comunione ed in condivisione di quei dolori di ogni madre, di ogni donna e uomo che attendono il mattino di Pasqua.
In questa solenne ricorrenza, un nostalgico ed affettuoso ricordo lo voglio rivolgere alla compianta poetessa Caterina Cecere che tanto ha lodato Dio e la Sua Madre Santissima nel santuario di Cervinara, con preghiere e poesie anche in lingua napoletana “…O’ journo do’ venerdi ‘e passione o’ paese mio vanno ‘mprucessione e appriesse a na’ Madonna cu’ vera devozione fa tanta vute ‘na pupulazione. Cu’ ‘na faccella jancae e o’ mant niro attuorno a ‘na funtana ‘na piazza gira. E triste, chiagne o’ figlio Suoio adurato, cu’ sette spade ‘mpietto cunficcate, Essa ch’è ‘a Mamma ‘e tutte volge ‘o sguardo e ‘a gente cerca grazie, ‘a preva e ‘a guarda. Frascheano l’albere, forte e’ ‘a cummuzione cumme ‘a currente ‘e fede l’orazione, po’ se saluta e resta rind’o core: ‘a Mamma ‘e Cristo, fonte d’ogni Ammore…” Ed ancora chiudeva un’altra poesia con questi versi “…ma felice ‘e gioia se chiagne pecchè l’Addulurata e troppo bella, nun pare no, ‘na statua: e’ viva Stella!…”.
Domani 11 aprile 2025 nel santuario ci saranno diverse Celebrazioni Eucaristiche: ore 07:00 – 09:00 – 19:00. Alle ore 11:00 solenne celebrazione presieduta dall’arcivescovo metropolita di Benevento mons. Felice Accrocca con cui concelebreranno numerosi sacerdoti, a seguire la processione per il borgo Ferrari sempre presieduta dall’arcivescovo.