Cervinara.  Sentimenti di un "castellano" e una riflessione sull'abbandono della montagna.

( Franco Petraglia ) Ancora una sagra al borgo Castello nel prossimo week-end: il 25, il 26 e il 27 ottobre, e sempre all’ insegna della castagna. Si rinnova infatti al borgo Castello, come ogni anno,...

16 ottobre 2024 18:49
Cervinara.  Sentimenti di un "castellano" e una riflessione sull'abbandono della montagna. -
Condividi

( Franco Petraglia ) Ancora una sagra al borgo Castello nel prossimo week-end: il 25, il 26 e il 27 ottobre, e sempre all’ insegna della castagna. Si rinnova infatti al borgo Castello, come ogni anno, la tradizionale Sagra della Castagna del Partenio, che è arrivata alla sua quarantatreesima edizione. Tre giorni per festeggiare la castagna, la regina dell’autunno a tavola, ma per molti cervinaresi e non, una serata in allegria e scoprire gli antichi sapori. Una kermesse all’insegna della festa, della condivisione di prodotti tipici, caldarroste e vin brulè. Una rassegna che diventa anche l’occasione per riscoprire angoli del paese poco frequentati ma ricchi di storia e magia. Al tempo stesso per rilanciare il borgo, vero fiore all’occhiello del territorio e insieme omaggio alla memoria di una comunità, alla cultura contadina in cui la castagna ha rappresentato per centinaia di anni il principale alimento delle popolazioni povere della montagna. Oggi, purtroppo, data la diffusione di devastanti malattie del castagno quali il “mal d’inchiostro” e il “cancro della corteccia”, gli agricoltori sono stati fortemente scoraggiati e quindi, da alcuni anni, sono inclini ad occuparsi di altre colture. Non dimentichiamo, però, che la castagna è stata per secoli il principale alimento delle nostre popolazioni povere della montagna. Essa veniva consumata appena raccolta (caldarrosta e ballotta) e secca (cruda o bollita; poi la tecnica moderna ha fatto sì che venisse confezionata da industrie dolciarie del nord in squisiti dolci, come i “marrons glaces”, nonchè ridotta in farina per la preparazione del famoso castagnaccio. Va detto, eziandio, che la castagna non era meno importante nell’alimentazione dei suini alle cui carni conferiva particolare  pregi. La coltura della castagna va dai 350 metri ai 700 metri sul livello del mare. Mi chiedo sbigottito: perché quest’abbandono della montagna, con le gravi conseguenze di ordine economico, ecologico, ed in particolare idrografico? E’il caso anche di fermare subito il processo distruttivo che, ahimè, continua nella nostra penisola e nel mondo intero: i disboscamenti selvaggi e gli incendi dolosi che hanno schiaffeggiato la natura e vigliaccamente distrutto ettari di boschi in questo ultimo periodo estivo. L’ex presidente della Costa d’Avorio, Felix Houphouet-Boigny, diceva: “L’uomo è andato sulla luna, ma non sa ancora creare un albero dai vividi colori o il canto di un uccello. Difendiamo le nostre terre da interventi irreversibili che ci condurrebbero in futuro a rimpiangere quegli stessi uccelli e quegli stessi alberi”. E’ bene ricordare che la storia quotidiana delle popolazioni montane è fatta anche di tradizioni e antichi sapori, vissuti in tempi meno ricchi di beni e di mezzi , ma non certo di umanità. Pertanto, lancio un grido d’allarme ed un accorato appello alle autorità preposte, perché valorizzino appieno questo prezioso patrimonio ecologico ( tanto più caro ai nostri antenati per i grossi sacrifici da loro compiuti e i ben noti problemi tecnico-logistici e di viabilità montana dell’epoca) ed intervengano in quelle aree montane ristagnanti e depresse, ponendo fine, così, a quell’immobilismo maledetto e cieco in cui questi organismi competenti(Regione Campania e governo centrale) sono caduti. No alle proposte che incendiano gli animi per poi scivolare nelle sabbie mobili dell’oblio. Insomma, occorrono più strade montane, aiuti concreti agli agricoltori e interventi risolutori: “cure profilattiche” alle piantagioni e “opere terapeutiche” ai castagneti compromessi. Mi piange il cuore vedere ettari di castagneti abbandonati (selve intere), perché mancano le braccia e le condizioni per una raccolta produttiva e dignitosa. Pleonastico dire che queste innovazioni non solo incrementerebbero la produzione della castagna, ma creerebbero anche nuovi posti di lavoro. Per non parlare dei benefici dell’economia, per quanto attiene soprattutto al settore energetico: impiego del legno-legna e del carbone, ormai in fase di decadimento. Zarathustra, il grande filosofo e poeta persiano, diceva che la montagna finisce per essere “elevazione dello spirito”, “rifugio di riflessione” e al tempo stesso unità di misura e confronto per l’ego smisurato dell’uomo. E’ soprattutto dal confronto con la “montagna”, l’altitudine” che riusciamo a misurare e superare la piccolezza delle nostre miserie umane, riuscendo a proiettare finalmente noi stessi oltre, fuori, e lontano dal nostro ego accentratore e perverso”. Ho apprezzato non poco il denso ed interessante programma socio-storico-culturale di questo evento, a cui, ne sono certo, i cervinaresi ed i numerosi visitatori-turisti prenderanno parte massicciamente. Mi auguro, con autentico spirito di campanile e da buon castellano autoctono che, chi di dovere, continui ad offrire tanto entusiasmo, cultura, attaccamento, tradizioni, amore, poesia, calore e colore che hanno caratterizzato le pregresse kermesse. In questi tre giorni il borgo è in tripudio: esuberanti manifestazioni di vita e di profonda soddisfazione.

Segui Informazione Sei