Cervinara ricorda quattro fedeli discepoli di Padre Pio.
( Franco Petraglia) Domenica 6 Ottobre alle ore 11,30 Solenne Celebrazione Eucaristica nella chiesa di San Nicola di Joffredo-Castello – presieduta da: Fr. Francesco Di Leo- Ministro Provinciale dei F...
( Franco Petraglia) Domenica 6 Ottobre alle ore 11,30 Solenne Celebrazione Eucaristica nella chiesa di San Nicola di Joffredo-Castello – presieduta da: Fr. Francesco Di Leo- Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Sant’Angelo a Padre Pio. Credo che sia un “obbligo” del cuore oltre che morale e civile ricordare questi quattro grandi apostoli: Padre Narciso, Padre Luigi Marro, Padre Tarcisio, Padre Dionisio Zullo, i quali hanno dato lustro alla nostra comunità di Cervinara.
Il dovere di non dimenticare.
Dal pozzo della memoria gli anniversari fanno risalire al tempo giusto un ricordo: lo riannodano al filo della vita. Papa Francesco ha detto che “la memoria del passato può insegnare al presente e divenire luce che illumina la strada del futuro”. Ed io che, a ridosso della piazzetta silenziosa, accanto alla chiesa di San Nicola di Joffredo, ho ascoltato il tocco discreto delle campane nella mia infanzia-adolescenza, mi prendo la responsabilità-compito di non seppellire la storia, di far rifiorire pezzi importanti di memoria, di permettere a questo lembo di terra, ancora vivo di spiritualità, di proiettarsi nel futuro insieme alla gente laboriosa e onesta di questo antico borgo di Joffredo-Castello in Cervinara (Avellino).
NARCISO MARRO
Nacque nella frazione di Ioffredo-Castello. I genitori, Michele e Alessandra Moscatiello, lo chiamarono Roberto; fu battezzato dal parroco della cura di San Nicola don Pietro Cioffi l’8 novembre del 1936, madrina Isabella Russo di Pasquale, Era il quinto di otto fratelli: Saletta, Francesco, Luigi, Teresa, Mafalda, Esterina, Silvio. A Morcone frequenta l’anno di noviziato propedeutico per una svolta di vita e per la professione solenne dei voti; emette i voti perpetui l’11 gennaio1959: d’ora in poi si chiamerà Narciso, perché il 29 ottobre, giorno della sua nascita, la Chiesa festeggia proprio San Narciso vescovo. Nel convento di S. Egidio in Montefusco completa gli studi liceali. A Cervinara, nella chiesa di San Nicola di Ioffredo-Castello dove 25 anni prima era stato portato dai genitori al fonte battesimale, celebra la prima Messa solenne il 17 settembre 1961. Figlio spirituale di Padre Pio, fu missionario in Africa tra il 1965 ed il 1990. E’ scomparso nel 1995. Alcune reliquie di Padre Pio da lui conservate sono state donate dalla sorella Teresa (Paupisi, 18 febbraio 1934-Foggia, 14 ottobre 2001) alla chiesa di San Nicola, in frazione Ioffredo. Fu legato da un profondo amore fraterno alla sorella Teresa, che consacrò la sua castità a Dio. In una lettera al fratello, lei scriveva: “Tutta la vita di una donna non è che una storia d’amore. Il suo valore sta in ciò che può dare, non in ciò che puo’ ricevere”. Ricordo come fosse ieri. Quel giorno mi trovavo in montagna, in località “Pisciariello” a Cervinara, per assolvere il gravoso compito di raccogliere le castagne, quando appresi la ferale notizia della prematura dipartita (a 59 anni) del nostro amatissimo amico Padre Narciso. Credetemi, mi si raggelò il sangue. In un primo momento non volli credere alle mie orecchie, ma poi la triste conferma arrivò il giorno successivo dai Padri Cappuccini di San Giovanni Rotondo, i quali fecero affiggere i manifesti di lutto in tutta Cervinara. In paese non si parlava d’altro. La voce ricorrente, sommessa e accorata, era:” E’ morto ò monaco e za Sandella”. Tempus fugit, “Il tempo che porta via” ogni cosa, già. Ma Virgilio l’ha detta ancora più chiara, nel verso delle Georgiche da cui è tratta la locuzione: Sed fugit interea fugit irreparabile tempus, “Ma fugge intanto, fugge irreparabilmente il tempo”. Sono passati 29 anni da quel 9 ottobre 1995 e Padre Narciso continua a vivere nei nostri animi e nel cuore della nostra amata comunità di Joffredo-Castello in Cervinara. Egli ha dato tanto senza mai chiedere nulla in cambio. La sua vita è stata esemplare. Il suo curriculum è davvero colmo di opere di evangelizzazione. Egli fu ordinato sacerdote all’età di 25 anni, nel 1961, dopo 13 anni di studi scrupolosi. Dopo il suo transito fu reperito un diario, anche se non completo, dal quale si evinceva l’attaccamento al “gioco di squadra” nella vita e nel calcio stesso, che praticava con intensa passione. Era così contento ad ascoltare i problemi degli altri. Un vero” operaio nella vigna di Gesù”. Rispettava tutti: genitori, superiori, angeli e santi. Nel 1964 fu nominato vice direttore; presiedeva all’educazione dei ragazzi; docente, mandato a San Giovanni Rotondo per assistere Padre Pio. Nel 1965 inizia il suo sogno africano: missionario nel Ciad. Costruì scuole; lavorò come vero operaio, erigendo villaggi catechistici e centri culturali. Fu nominato direttore del 3° Ordine francescano” Costruisci Dio in Africa “, terra sconosciuta. Egli ci ha lasciato una eredità semplice; ha rispettato l’obbedienza. Padre Narciso non ha pensato solo all’Africa, ma anche alle tante suore del convento, tra cui suor Carmela che gli esprime una gratitudine non comune. Si donò interamente a Padre Pio: tanti anni trascorsi con lui. Quanti progetti fatti con serenità ed entusiasmo! Aveva stabilito un’autentica fraternità con il Ciad. Un vero operaio di Dio. La stanchezza e la salute, dopo tanti anni in Africa, lo costrinsero a rientrare per assistere Padre Pio. Nel 1990 viene nominato parroco a San Nazzaro (BN), dove ha ricevuto testimonianza di affetto e di riconoscenza (1990-1993). Padre Narciso era apprezzato per la sua grande dote di sdrammatizzare i problemi. Nel 1993 ritorna a San Giovanni Rotondo. Aiuta a fare affluire la gente al convento e bada alla parrocchia. Sacerdote a 25 anni, lascia il segno dicendo: “Ogni mattina vado da Dio che allieta la mia gioventù”. Questo straordinario messaggero di Cristo, dotato di spirito vulcanico, una intelligenza vivace, una acutezza e una tenacia non comuni, una intraprendenza invidiabile, ci ha lasciato una scia di luce che, come una stella polare, continuerà a guidare il nostro cammino e delle future generazioni di questa martoriata terra cervinarese. Mi sono rimaste scolpite nella mente le sue visite, sebbene fugaci, che soleva fare alla sua diletta sorella Teresa: punto di riferimento irrinunciabile e grande baluardo di amore, ristoro, pace e serenità per lui. A ricordo di questo straordinario personaggio religioso e ad aumentare la nostra fede quotidiana ci restano due cose importanti:1) La statua bronzea di San Pio che dal 10 ottobre 1998 arricchisce il piazzale della chiesa di San Nicola di Joffredo in Cervinara. Un’opera che volle ardentemente e materialmente (con disborso dell’intera somma) la sorella di Padre Narciso, la compianta Teresa Marro, per onorare la ferrea volontà del defunto fratello Padre Narciso. 2) Le reliquie del frate con le stimmate che furono esposte al pubblico il 2 maggio 2002, anniversario della beatificazione di Padre Pio, e ora conservate nella chiesa di San Nicola, frazione di Joffredo. Si tratta di tre reliquie: una crosta, un fazzoletto ed un guanto di lana appartenute a Padre Pio e donate alla chiesa di San Nicola da Teresa Marro, sorella di Padre Narciso. In suo ricordo, infine, nell’agosto del 2012 fu posta una croce in località Fontana Stella di Valle.
PADRE LUIGI MARRO
Come vecchio figlio della frazione Joffredo-Castello, abituato ad ascoltare il battito della mente e del cuore di questo umile e laborioso popolo, non potevo tacere o far passare inosservata questa luttuosa notizia: la dipartita al cielo del nostro amatissimo Padre Luigi Marro, avvenuta il 12 luglio scorso a San Giovanni Rotondo (Foggia), la terra che ha ospitato a lungo il frate delle stimmate: San Pio da Pietrelcina. Padre Luigi, al secolo Angelo Marro, nacque a Cervinara il 28 novembre 1937, da Luigi e Concetta D’Onofrio, e avrebbe compiuto quest’anno 83 anni. Perse prematuramente i genitori e, insieme alla sorella minore Maria Oliva, andò a vivere a Castello di Cervinara col nonno, del quale portava il nome. Ora mi sia consentito, nella veste di antichissimo amico del compianto Padre Luigi, di esprimere un pensiero dettatomi dal profondo della mia anima. La morte, diceva il medico e scrittore statunitense Khaled Hossein, è l’ultima pennellata sulla tela della nostra vita. Intanto faccio mie le parole del grande pensatore russo Pavel Florenskij: “Scrivo e so di disperdermi, perché non posso dire in una volta sola tutto ciò che si affolla nella mia mente”. Con Padre Luigi, andandosene, se ne va un pezzo di cuore di questa comunità. Ci sentiamo tutti un po’ più poveri e tristi. Mi si stringe il cuore quando penso alla sua scomparsa. Ma non bisogna temere: anche Gesù pianse quando seppe che Lazzaro era morto. Il dolore del lutto ci rende tutti uguali, ma il conforto della fede offre alla nostra vita la luce della speranza. Noi crediamo che la nostra esistenza continui nell’aldilà di Dio, dove Egli ci attende insieme ai nostri cari. E’ questa certezza che ci dona la possibilità, con San Francesco, di chiamare “sorella” la morte. La dipartita di questo umile frate ci ha lasciati sgomenti. Questo grande testimone del Vangelo e messaggero di Cristo è stato per diversi anni a Isernia, dopo aver frequentato l’istituto di Santa Chiara a Napoli. Giovane fratino, trascorreva a San Giovanni Rotondo periodi di ritiro spirituale estivo, aiutando a smistare la copiosa corrispondenza per Padre Pio. Dal gennaio 1964 all’agosto del 1991 ha ricoperto diversi incarichi nella città pentra come parroco, guardiano, vicario, economo, presidente del segretariato provinciale per le missioni e gli ospedali, segretario provinciale per le parrocchie, presidente di Radio Amica e assistente GiFra(Gioventù Francescana di Puglia). Nel 1973 è stato Definitore Provinciale. Dal mese di settembre 1991 fu inviato a Termoli come parroco ricoprendo anche i ruoli di vicario, economo e assistente GiFra(Gioventù Francescana). Il 28 febbraio del 2012 ha festeggiato il suo 50° anno di ordinazione presbiterale nella parrocchia di San Francesco in Termoli. Il 2 ottobre 2019 il Consiglio Comunale di Isernia gli ha concesso la cittadinanza onoraria per quanto fatto da lui nelle diverse attività sociali dagli anni ’60 fino agli inizi degli anni ’90.L’amatissimo Padre Luigi, che ha servito”Domino in laetitia”(servito il Signore nella gioia), si è fatto apprezzare da tutti quelli che in qualche modo lo hanno conosciuto in terra molisana e altrove. E’ riuscito a farsi amare da grandi e piccoli. Per questo motivo lo ricordiamo con affetto e riconoscenza per il bene che ci ha voluto e per il grande esempio che ci ha lasciato di frate semplice nella vita di ogni giorno e ricca di fede autentica e di amore verso il prossimo. Ci mancheranno le sue frequenti visite al suo luogo natale presso la diletta e accogliente sorella Oliva e famiglia, le sue messe e concelebrazioni eucaristiche nella nostra vetusta e amata chiesa di San Nicola Vescovo, anche nei momenti bui della sua vita: l’ictus prima e la perdita della parola dopo. Mali terribili e angoscianti che non lo hanno svigorito affatto. Ioffredo-Castello, per lui, è rimasta sempre la terra dei ricordi, delle passioni e dell’orgoglio. Un attaccamento viscerale alle proprie radici. Grazie per l’affetto che mi ha dato personalmente. Lui metteva l’anima in ogni azione, guardava alla vita con gli occhi sinceri, che erano il riflesso dell’anima del suo buon cuore. La sua seraficità era commovente. Il suo spirito era bello e puro. La mia/nostra speranza è che il suo struggente, meraviglioso testamento umano, spirituale diventi patrimonio dell’umanità. “Vita mutatur non tollitur”(La vita non è tolta ma mutata).Che Gesù Cristo, nostro Signore, e l’immenso Padre Pio lo accolgano festosamente nel Prato Celeste, ricompensa a quel mirabile capolavoro di amore per il quale tanto si è speso in vita. Riposa in pace, mio dilettissimo amico Padre Luigi, e che la terra ti sia lieve (Sit tibi terra levis),come diceva il commediografo e aforista greco antico Menandro, perché non sei passato invano. Rimarrai nella memoria storica della nostra comunità di Joffredo-Castello. A nome mio personale, del rev.mo prof. Luigi Lanzilli di Gemona del Friuli, della famiglia Raffaele Stingo di Mercogliano, della comunità di Joffredo-Castello, del priore Domenico Marro, della Confraternita tutta, del Comitato festeggiamenti Sant’Antonio e Immacolata Concezione e del coro, esprimo sentimenti di sincero cordoglio, solidarietà, e prossimità alla nostra amatissima e inconsolabile Signora Oliva Marro-Perrotta, sorella del compianto Padre Luigi, ai nipoti Rosa, Giuseppe e Angelo e ai familiari tutti indistintamente per una perdita così forte e intensa. I funerali sono stati trasmessi in diretta, martedì scorso, alle ore 10,00, dalle frequenze di “Tele Radio Padre Pio” per permettere una partecipazione di massa non possibile nella chiesa di San Giovanni Rotondo a causa delle limitazioni legate all’emergenza Covid-19. Padre Luigi riposa nel cimitero di San Giovanni Rotondo, nella nuova cappella dei cappuccini, a circa 300 metri in linea d’aria dall’estrema dimora dei suoi confratelli e conterranei Padre Narciso e Padre Tarcisio.
PADRE TARCISIO ZULLO
Ho di recente incontrato Padre Tarcisio da Cervinara, al secolo Giuseppe Zullo, un cappuccino confratello, discepolo ed amico di Padre Pio da Pietrelcina. Il nostro Padre Tarcisio ha conosciuto il grande santo del Gargano prima ancora di essere ordinato sacerdote ed ha in seguito vissuto con lui gli anni dal 1953 al 1955. Al presente egli ancora risiede nel convento di San Giovanni Rotondo. Padre Tarcisio è uno dei più autorevoli studiosi viventi del pensiero e della spiritualità di Padre Pio, al quale ha dedicato importanti saggi, pubblicati per le dizioni curate dai confratelli del Convento di San Giovanni Rotondo. In questa particolare veste, egli è invitato sovente a tenere conferenze sul grande cappuccino. Come testimone importante della vita e delle opere del santo frate di Pietrelcina, egli è stato chiamato dal Tribunale ecclesiastico di Manfredonia a deporre sulle virtù del venerato Padre, nel processo diocesano di beatificazione. Padre Tarcisio è un grande devoto di Padre Pio, che egli chiamava semplicemente il Padre spirituale, e che amava come un figlio ama il padre; si è sempre schierato a favore di Padre Pio e lo ha difeso strenuamente in ogni circostanza della sua vita. L’incontro, molto affettuoso, cordiale e familiare, si è svolto nella mattinata del 27 agosto di quest’anno, dopo la celebrazione della Santa Messa, officiata da Padre Tarcisio in casa della sorella del nostro concittadino cappuccino, le affabili Maria Rosaria e Bianchina Zullo. Non posso nascondere che, a tutta prima, provavo una certa soggezione nei suoi confronti, all’idea di incontrare una così autorevole figura di religioso. Padre Tarcisio, infatti, ha frequentato le Università della Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico di Roma, percorrendo l’Egitto, la Giordania, Israele e Asia Minore per specializzarsi in archeologia e topografia dei luoghi santi. Queste scienze le ha poi insegnate nei vari istituti italiani ed esteri con successo. Ha conseguito le seguenti lauree: Teologia, Sacra Scrittura, Scienze Politiche e Sociali, Medicina Pastorale; conosce il latino, il greco biblico, l’aramaico, il siriaco ed altre lingue mediorientali, conosce perfettamente l’inglese, il francese e il tedesco. Dopo le prime battute, il clima della nostra conversazione si è rivelato particolarmente caloroso e fraterno. Del tutto alieno dal montare in cattedra. Padre Tarcisio, con autentica e francescana umiltà, faceva di tutto per farmi sentire a mio agio, infondendomi nel cuore una crescente serenità e confidenza. Abbiamo ravvivato allora i ricordi di anni ormai lontani, quando Padre Tarcisio, nelle brevi pause della sua attività di studioso, di docente e di predicatore, veniva a fare qualche “capatina” a Cervinara in Via Joffredo, presso la dimora dei suoi genitori e celebrava la Santa Messa nella chiesa di San Nicola di Bari a Joffredo-Castello. Quando si spargeva la voce che era arrivato, la gente accorreva in massa a partecipare alle celebrazioni di un officiante eloquente e prestigioso come lui. Aveva, tra l’altro, una parlata chiara e dal tono baritonale che piaceva moltissimo. Il 18 febbraio scorso ha celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Campobasso nella chiesa del Sacro cuore, il 17 febbraio 1946.E’ profondamente innamorato che preferisce chiamare Mamma Celeste; e la Madonnina Celeste lo ha accompagnato all’altare non solo la mattina del 18 febbraio, ma anche tutte le mattine dei suoi 50 anni di vita sacerdotale. Padre Tarcisio è un vero seguace di Dio proprio uomo di Dio e dei fratelli. Ha vissuto a San Giovanni Rotondo il dono del sacerdozio come “ Alter Christus”, rinverdendo e rinvigorendo la sua gioventù nella celebrazione eucaristica e in tutti i momenti d’incontro con il prossimo, ricchi di autenticità, di fervore, di sapienza, autentica testimonianza dei valori della fede cristiana. Non comune è stato il suo apostolato nel quale si trovano profondi tesori di dottrina spirituale, di spirito evangelico e di vasta cultura umanistica. Diversi mesi or sono il coma, dal quale uscì solo dopo 25 giorni; non riuscì a minarlo né fisicamente né psichicamente. La sua vita è una testimonianza di fede verso la Madonna, e noi compaesani, ne siamo certi, abbiamo un cherubino vivente che con le sue preghiere intercede, per noi, presso la Madre del Signore. Padre Tarcisio Zullo, cappuccino, nato a Cervinara (AV) il 2 marzo 1921 e morto a San Giovanni Rotondo l’8 agosto 1998. Padre Tarcisio, al secolo Giuseppe Zullo, era nato il 2 marzo 1921 a Cervinara (AV), primogenito di sei figli. Il padre Roberto, che è stato emigrante in U.S.A., lavorava nei campi di sua proprietà. La madre, Maria Giovannina Moscatiello, accudiva alla numerosa famiglia. Un fratello del nonno paterno, padre Nicola Maria da Cervinara, fu un benemerito cappuccino. Padre Tarcisio, aveva frequentato le Università della Gregoriana, del Pontificio Istituto Biblico di Roma, percorrendo: Egitto, Giordania, Israele e Asia Minore per specializzarsi in archeologia e topografia del Luoghi Santi. Aveva frequentato la Pro-Deo nel 1963, per prendere contatto con le Scienze Politiche e Sociali. Queste Scienze le aveva, poi, insegnate nei vari Istituti Italiani ed esteri con successo. Aveva conseguito le seguenti lauree: Teologia, Sacra Scrittura, Scienze Politiche e Sociali, Medicina Pastorale. Padre Tarcisio conosceva il latino, il greco, il greco biblico, l’aramaico, il siriaco ed altre lingue mediorientali. Aveva insegnato Teologia e Sacra Scrittura presso lo Studio Teologico Cappuccino di Campobasso e di Sant’Eframo di Napoli. Conosceva perfettamente l’inglese, il francese ed il tedesco. Di padre Tarcisio ricordo: le sue capatine a Cervinara, in Via Joffredo, presso la dimora dei suoi diletti e compianti genitori; l’accoglienza della premurosa e nobile sorella Maria Rosa; l’immancabile messa che celebrava nella chiesa di San Nicola di Bari-Joffredo Castello. Il 18 febbraio 1996 aveva celebrato il 50° anniversario della sua ordinazione sacerdotale, avvenuta a Campobasso nella chiesa del Sacro Cuore, il 17 febbraio del 1946. Padre Tarcisio era innamorato della Madonna, che preferiva chiamare “Mamma Celeste”. La Madonnina Celeste ha accompagnato all’altare padre Tarcisio non solo la mattina del 18 febbraio 1995, ma anche tutte le mattine dei suoi 50 anni di vita sacerdotale. Padre Tarcisio è stato un grande devoto di Padre Pio, che egli chiama semplicemente “il Padre Spirituale” e che amava come un figlio. Si era sempre schierato a favore di Padre Pio, difendendolo strenuamente in ogni circostanza della sua vita. Lo aveva conosciuto prima di essere sacerdote e, poi aveva vissuto con lui negli anni 1953-1955. Aveva tenuto numerose conferenze sul venerato Padre, del quale aveva descritto ed elogiato la spiritualità in alcuni testi pubblicati dalle Edizioni: Padre Pio da Pietrelcina”. Era stato testimone di Padre Pio, perché chiamato dal tribunale ecclesiastico di Manfredonia a deporre sulla vita e le virtù del suo Padre spirituale nel processo di beatificazione. Padre Tarcisio è stato un vero seguace di Cristo, uomo di Dio e dei fratelli; ha vissuto, in San Giovanni Rotondo (FG), il dono del sacerdozio rinverdendo e rinvigorendo la sua gioventù nella celebrazione eucaristica e in tutti i momenti d’incontro con il prossimo, pregni di autenticità, di fervore, di sapienza, di spirito di trasmissione di valori di fede cristiana. Non comune è stato il suo apostolato, nel quale si trovano profondi tesori di dottrine spirituali, di spirito evangelico, di cultura umanistica, di carità. Qualche anno fa il coma, dal quale fuori solo dopo una ventina di giorni, non riuscì a minarlo né fisicamente né psichicamente. La sua vita è stata una testimonianza di fede verso Dio e verso la Madonna, e ne siamo certi, ora abbiamo in cielo un cherubino, che con le sue preghiere intercede per noi presso il Tribunale dell’Altissimo.
PADRE DIONISIO ZULLO
Padre Dionisio da Cervinara, al secolo Salvatore Zullo, nacque nel 1938, primogenito di due figli. Frequentando l’abazia di San Gennaro come chierichetto, sentì crescere la vocazione e andò a studiare nel convento di Gesualdo. Dopo gli studi nei conventi cappuccini di Gesualdo e Morcone, fu inviato a Venezia per gli studi teologici. Ordinato sacerdote nel marzo 1964, morì nel maggio dello stesso anno a San Giovanni Rotondo, dove era entrato nell’orbita spirituale di Padre Pio del quale divenne figlio spirituale. Riposa nel cimitero di Cervinara, nella cappella dell’Immacolata. Destinato agli studi teologici a Venezia, non poté dar prova del proprio talento per la morte prematura.
Vorrei dire grazie, ab imo pectore, a fr. Francesco Di Leo, Ministro Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Sant’Angelo a Padre Pio, per essere venuto nel nostro lembo di terra castellana e risvegliato le nostre menti obnubilate e i nostri cuori tanto inariditi in direzione di un rapporto con Dio, ormai affievolito, se non addirittura spento. Vivi ringraziamenti altresì ai reverendissimi concelebranti: Fr. Antonio Gabrielli , Segretario Provinciale dei Frati Minori Cappuccini di Sant’Angelo a Padre Pio; Fr. Raffaele Maddalena , Frati Minori Cappuccini del Convento di Morcone e Don Renato Trapani, Parroco di Cervinara.