Cervinara: il disagio sociale richiede aiuto, non telefonini puntati

La strada deve tornare a essere il luogo della vicinanza, non l'arena dove si documenta la solitudine di chi è in difficoltà.

15 aprile 2026 19:13
Cervinara: il disagio sociale richiede aiuto, non telefonini puntati -
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Cervinara sta diventando, suo malgrado, il set di un reality show degradante. Non si tratta di finzione, ma di vita vera: scene di gelosia, litigi accesi e urla che squarciano la quotidianità delle nostre strade. Ma il vero problema non è solo il litigio in sé, che appartiene alle fragilità e alle passioni umane, quanto l’esercito di registi del fango che, smartphone alla mano, immortalano il momento per darlo in pasto ai social.

Il fatto che un diverbio avvenga in strada non lo rende meno privato. La strada è lo spazio della comunità, non il teatro del cinismo. Chi si ferma a filmare una scena di gelosia o una lite familiare, ridendo alle spalle dei protagonisti, compie un atto di una bassezza disarmante. Non c’è informazione in quei video e non c’è denuncia; c’è solo la volontà di ridicolizzare l’altro per ottenere qualche approvazione digitale o per alimentare le chat di paese. È la trasformazione della piazza in una gogna digitale, dove la vittima non è solo chi viene ripreso, ma il senso civico di tutta Cervinara.

Mentre chi filma ride, il nome del nostro paese viene trascinato nel fango. Questi video, una volta immessi nella rete, non hanno confini e raccontano di una comunità che sembra non saper più distinguere il limite tra curiosità e rispetto. Dobbiamo ricordarci che il dolore non è un meme e che dietro una scena di gelosia ci sono ferite e crisi familiari che meriterebbero riserbo, non la pubblica piazza virtuale. La vera sconfitta è la scelta del testimone che, invece di abbassare lo sguardo per pudore o cercare di calmare gli animi, decide di premere il tasto di registrazione.

Dobbiamo chiederci seriamente che tipo di cittadini vogliamo essere. Vogliamo essere quelli che godono del crollo emotivo altrui o quelli che tutelano la dignità del proprio vicino? La condivisione di questi video è un veleno che circola silenzioso e ogni inoltro su WhatsApp rappresenta una ferita in più alla persona ripresa e un punto in meno alla nostra civiltà. La strada è di tutti, ma la dignità di una persona deve restare sacra. È ora di smetterla di scambiare il marciapiede per un set cinematografico e le persone per fenomeni da baraccone. Spegnere il telefono e riaccendere il rispetto è l'unico modo per non toccare definitivamente il fondo.

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