Cervinara al bivio: il declino non è un destino, ma una scelta politica
L’analisi lucida dell’Avvocato Michele Florimo: tra allarme sicurezza, emorragia demografica e la responsabilità del voto.
C’è un silenzio che attraversa le strade di Cervinara, ed è molto più rumoroso delle discussioni elettorali nei bar e delle scelte dei possibili candidati che si stanno operando nelle "segrete stanze". È il silenzio dei portoni che si chiudono definitivamente e dei treni che portano via, ogni anno, i nostri giovani. Ma negli ultimi giorni, questo silenzio è stato squarciato da un rumore ancora più sinistro: quello della violenza urbana.
La sicurezza non è un optional
I recenti fatti di cronaca che hanno visto un semplice alterco tra due giovani nel cuore del nostro paese creare panico nei presenti e di nuovo allarme nella comunità, non sono episodi isolati, ma il sintomo di un malessere profondo. Quando una comunità smette di offrire spazi di aggregazione sani, opportunità lavorative e modelli di riferimento autorevoli, il vuoto viene riempito dal degrado e dalla logica della sopraffazione.
Non possiamo più accettare che la sicurezza venga derubricata a "caso isolato". Una Cervinara che non garantisce la tranquillità ai propri cittadini nelle piazze è una Cervinara che ha rinunciato alla sua funzione primaria.
Serve un piano straordinario: non solo più sorveglianza e controllo del territorio, ma una ricostruzione del tessuto sociale che parta dalle famiglie, dalle scuole e da una presenza costante, fisica e non solo virtuale, delle istituzioni.
Il costo del potere consolidato
Negli ultimi venticinque anni, Cervinara sembra essere scivolata in una lenta "eutanasia civile". L’arretramento non è solo economico, è soprattutto culturale: ci siamo abituati a considerare "straordinario" ciò che dovrebbe essere "ordinario".
Il vero freno è stata la cristallizzazione del potere. Blocchi contrapposti che hanno gestito il consenso più che lo sviluppo, creando un clima di timore reverenziale dove il cittadino si sente suddito, temendo di esporsi per non incrinare equilibri predefiniti.
La responsabilità del voto: una scelta di campo
Proprio per questo, la prossima competizione elettorale non sarà una semplice conta di voti, ma un vero e proprio spartiacque morale. Gli elettori sono chiamati a una scelta di campo definitiva.
Scegliere la futura amministrazione significa decidere se:
Restare prigionieri di schemi che hanno già dimostrato il loro fallimento;
Premiare una classe dirigente nuova, libera da cambiali politiche e capace di competenza tecnica.
Non è più tempo di delegare il futuro per abitudine o per amicizia: ogni voto dovrà essere una domanda consapevole sulla qualità della vita che vogliamo per i nostri figli. Scegliere "bene" oggi significa evitare che Cervinara diventi, domani, un luogo dove la paura sostituisce la partecipazione.
La necessità di una rottura lucida
Per invertire la rotta non servono rimpasti. Serve una discontinuità profonda, anche e soprattutto in coloro che hanno gestito la cosa pubblica fino ad oggi e si apprestano, ricandidandosi, a continuare a farlo se di nuovo verranno eletti.
La trasparenza e la legalità devono tornare a essere i pilastri della nostra comunità. Cervinara deve tornare a essere il luogo dove i nostri figli scelgono di restare perché si sentono protetti, valorizzati e liberi.
Riconoscere la crisi non è un atto di rassegnazione, ma il primo passo verso la cura. Cervinara ha le energie per tornare a correre. Non serve una rivoluzione di piazza, serve la rivoluzione della normalità: riportare la competenza e la visione al centro del Palazzo. Con lucidità e fermezza, occorre ricostruire una comunità sicura e orgogliosa.
Il futuro non è un’incognita, è un progetto da scrivere insieme.