Castello delle Cerimonie: la difesa punta al colpo di scena finale

L'avvocato Vannetiello schiera due ricorsi tra Roma e la Cassazione per annullare la confisca e salvare l'attività e i cento dipendenti.

A cura di Redazione
04 maggio 2026 18:26
Castello delle Cerimonie: la difesa punta al colpo di scena finale -
Condividi

Dopo la notifica dell'ordinanza di sgombero per la Sonrisa di Sant'Antonio Abate, la battaglia legale per salvare il Castello delle Cerimonie entra in una fase cruciale. Oggi, lunedì 4 maggio 2026, la difesa guidata dall'avvocato Dario Vannetiello ha annunciato una doppia strategia giudiziaria tra la Suprema Corte e la Corte di Appello di Roma per dimostrare l'insussistenza della lottizzazione abusiva o, in subordine, l'avvenuta prescrizione del reato prima dell'inizio del processo. L'obiettivo è revocare la confisca definitiva della struttura, diventata un'icona televisiva globale, per tutelare la proprietà della famiglia Polese e i livelli occupazionali.

La prima data cerchiata in rosso sul calendario è quella del nove luglio, quando la Corte di Cassazione dovrà esprimersi sull'ammissibilità della prima richiesta di revisione. I legali della famiglia Polese sostengono che nuove prove, emerse solo dopo la conclusione dei gradi di giudizio ordinari, dimostrino come il carico urbanistico dell'area non sia mai stato effettivamente alterato dalle opere contestate. In questa sede, gli ermellini valuteranno se i presupposti per riaprire il caso siano validi, mettendo potenzialmente in discussione le fondamenta stesse del verdetto che ha portato al provvedimento di acquisizione al patrimonio comunale.

Parallelamente a questo binario, l'avvocato Vannetiello ha depositato presso la Corte di Appello di Roma una seconda e distinta istanza di revisione, puntando su un vizio procedurale di natura temporale. Attraverso l'analisi di otto nuovi elementi probatori, tra cui perizie tecniche e fatturazioni d'epoca, la difesa mira a dimostrare che il reato di lottizzazione abusiva si fosse già estinto per prescrizione ben prima dell'avvio dell'azione penale del 2016. Se tale tesi venisse accolta, l'intero iter processuale risulterebbe nullo nelle sue conseguenze patrimoniali, portando alla restituzione immediata degli immobili e delle abitazioni private ai legittimi proprietari.

Questa controffensiva legale cerca di far leva su un precedente recente e significativo che ha visto protagonista lo stesso legale nel caso del ristorante "Assunta Madre". Dopo quasi un decennio di sequestri e battaglie nelle aule di giustizia, la Corte di Appello capitolina ha infatti ordinato la restituzione della nota attività romana al proprietario Gianni Micalusi, assolvendolo dalle accuse. La difesa dei Polese spera ora in un esito analogo, confidando che il "cavillo" sulla prescrizione possa rappresentare la chiave di volta per evitare la chiusura definitiva di una realtà che ha fatto la storia del costume e del turismo locale.

Il destino del Castello non riguarda però solo la cronaca giudiziaria o il fascino delle produzioni televisive, ma tocca da vicino la stabilità economica di oltre cento famiglie. In un territorio complesso sotto il profilo occupazionale, la serrata della struttura rappresenterebbe un colpo durissimo per i dipendenti storici che da anni garantiscono il funzionamento di questo ecosistema del lusso e della tradizione. La città e i lavoratori restano dunque in attesa delle decisioni dei giudici, sperando che i nuovi elementi introdotti possano scrivere un finale diverso per la lunga saga della Sonrisa.

Segui Informazione Sei