Caso Santamaria: l’opposizione chiede una commissione d’inchiesta sulle pratiche edilizie

Dopo l’arresto del dirigente, i consiglieri di minoranza sollecitano una verifica interna su ritardi e anomalie nel settore urbanistico.

A cura di Redazione
13 aprile 2026 15:21
Caso Santamaria: l’opposizione chiede una commissione d’inchiesta sulle pratiche edilizie -
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L’arresto di Gennaro Santamaria ha scosso profondamente gli equilibri di Palazzo Mosti, sollevando interrogativi che superano il perimetro della cronaca giudiziaria per investire direttamente la gestione politica dell’ente. I consiglieri di opposizione Raffaele De Longis, Giovanni De Lorenzo, Francesco Farese, Floriana Fioretti, Giovanna Megna, Angelo Miceli, Angelo Moretti, Luigi Diego Perifano, Vincenzo Sguera e Maria Letizia Varricchio hanno rotto il silenzio chiedendo con forza l'istituzione di una commissione consiliare di inchiesta. L’obiettivo dichiarato è quello di monitorare e verificare eventuali anomalie o ritardi ingiustificati nelle pratiche edilizie, un settore ritenuto nevralgico e particolarmente sensibile alle segnalazioni degli utenti.

Secondo i rappresentanti di Città Aperta, Civico 22, Civici e Riformisti, PD e AVS, la figura di Santamaria non rappresentava soltanto un vertice tecnico, ma un vero e proprio anello di congiunzione tra la volontà politica e l'apparato burocratico. La nota sottolinea come il dirigente, pur privo di concorso e talvolta dei requisiti di legge, sia stato destinatario di incarichi fiduciari di primaria importanza per volontà diretta del Sindaco. Questo intreccio avrebbe generato, nel tempo, una sovrapposizione tra militanza partitica e azione amministrativa, minando il principio di imparzialità che dovrebbe caratterizzare la Pubblica Amministrazione.

La proposta di delibera, che verrà depositata nei prossimi giorni, mira a fare chiarezza sulla gestione delle istanze urbanistiche inevase, rispondendo ai frequenti malumori dei cittadini circa i tempi di evasione delle pratiche. I firmatari ribadiscono che l'iniziativa non intende sostituirsi al lavoro della magistratura, verso la quale si nutre piena fiducia, ma risponde al dovere politico di tutelare l'onorabilità dell'istituzione e dei numerosi dipendenti onesti. L'auspicio finale è che la richiesta di trasparenza trovi una convergenza unanime in Consiglio, superando gli steccati ideologici in nome dei valori fondanti della legalità e del buon andamento amministrativo.

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