Caso Covito: clamoroso colpo di scena processuale per il boss “’o profeta”

Il Gup di Napoli accoglie l'eccezione della difesa di Luigi Di Martino: sfuma la richiesta di 30 anni di carcere della Dda.

11 luglio 2026 09:47
Notizia verificata · Fonte: Redazione · Vedi fonti
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Il 12 novembre 2000 a Santa Maria La Carità veniva consumato l’omicidio di Tomaso Covito. A distanza di oltre vent'anni, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha tentato di trascinare a giudizio Luigi Di Martino, noto come “’o profeta” e storico reggente del clan Cesarano di Castellammare di Stabia, chiedendo una condanna a 30 anni di reclusione come esecutore materiale. Tuttavia, davanti al Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Napoli, la difesa del boss è riuscita a bloccare l'azione penale attraverso una complessa eccezione processuale, ottenendo una sentenza di proscioglimento che riscrive gli equilibri del caso.

I penalisti Dario Vannetiello e Marcello Severino hanno imperniato la loro strategia sul principio del precedente giudizio, sostenendo con vigore che l’azione della Procura non potesse essere nemmeno avviata. La difesa ha capitalizzato un fondamentale successo ottenuto nel febbraio del 2026 dinanzi alla Corte di Cassazione, la quale aveva respinto il ricorso della pubblica accusa contro un precedente verdetto di non luogo a procedere emesso nel settembre del 2025. Questa barriera giuridica ha vanificato il tentativo degli inquirenti di riaprire le indagini attraverso nuovi interrogatori dei collaboratori di giustizia e ulteriori attività investigative.

Il quadro indiziario raccolto dalla Dda appariva inizialmente massiccio e difficilmente scalfibile, poggiando sulle pesanti dichiarazioni di ben cinque pentiti, sulle testimonianze dei familiari della vittima e su diverse intercettazioni. Ciononostante, gli avvocati difensori sono riusciti a dimostrare l'inutilizzabilità delle recenti investigazioni sollevando plurime ragioni di diritto che hanno convinto il Gup. La decisione del giudice ha così neutralizzato gli sforzi della Procura, che considerava Di Martino il killer designato per l'agguato di ventisei anni fa.

La sofisticata battaglia legale ha prodotto conseguenze immediate anche sullo stato detentivo del boss in relazione a questo specifico procedimento, determinando la perdita di efficacia della custodia cautelare in carcere. Di Martino resta comunque recluso in regime di carcere duro presso la casa circondariale di Milano-Opera, dove sta espiando condanne definitive per altri reati. Il suo nome evoca ancora l'episodio di cronaca di decenni fa, quando fu il promotore della clamorosa fuga del boss Ferdinando Cesarano dall’aula bunker di Salerno, ma oggi fa notizia per un traguardo processuale che segna un punto a favore della difesa.

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Verificato il: 11 luglio 2026

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