Carceri, Ciambriello firma l’appello per un indulto responsabile

Il Garante campano delle persone private della libertà personale denuncia il sovraffollamento degli istituti penitenziari e chiede interventi urgenti su sanità, salute mentale, personale e reinserimento sociale.

10 ottobre 2026 14:49
Carceri, Ciambriello firma l’appello per un indulto responsabile -
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«Ho firmato con convinzione l’appello per un indulto responsabile promosso da giuristi e magistrati e sostenuto dalla Conferenza Episcopale Italiana. Non possiamo più limitarci a registrare con sdegno di maniera una tragedia quotidiana».

È la posizione espressa da Samuele Ciambriello, Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Regione Campania e portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali, che annuncia la propria adesione all’iniziativa di clemenza e richiama l’attenzione sulle condizioni degli istituti penitenziari italiani.

«I dati nazionali sulle carceri raccontano oltre 65.900 persone recluse a fronte di appena 46.358 posti realmente disponibili, con 55 suicidi accertati e 196 morti complessivi dall’inizio dell’anno. Siamo di fronte a un bollettino di guerra. Lo Stato, con le sentenze, si trova a fare i conti con la certificazione di trattamenti inumani e degradanti. Serve una risposta a una situazione illegale e drammatica».

Campania, sovraffollamento oltre i limiti

La situazione regionale, secondo Ciambriello, presenta livelli di sovraffollamento particolarmente elevati.

«Non parliamo di numeri freddi, ma di persone stipate in celle invivibili. In Campania ci sono circa duemila detenuti in più rispetto ai posti disponibili».

Il quadro dei principali istituti penitenziari campani, secondo i dati riportati dal Garante, evidenzia criticità diffuse:

  • Napoli Poggioreale: circa 2.307 detenuti a fronte di 1.350 posti effettivi, con un tasso di sovraffollamento stimato tra il 167% e il 170% e oltre 950 persone in più rispetto alla capienza indicata. A pesare ulteriormente è la carenza di circa 200 agenti di polizia penitenziaria.

  • Salerno – Fuorni: oltre 610 detenuti per 376 posti disponibili, con un indice di affollamento di circa il 162%.

  • Benevento: quasi 400 persone recluse per 248 posti effettivi, pari a circa il 160%.

  • Santa Maria Capua Vetere: oltre 1.035 detenuti per 676 posti, con un tasso di affollamento di circa il 153%.

  • Ariano Irpino: indice di sovraffollamento indicato intorno al 140%.

  • Avellino – Bellizzi Irpino: tasso di saturazione stimato al 139%.

  • Napoli Secondigliano: oltre 1.350 presenze, con un indice indicato al 138%. La situazione è resa più complessa dalla gestione dei reparti di Alta Sicurezza e dalle carenze sanitarie.

  • Vallo della Lucania e Aversa: tassi di saturazione indicati rispettivamente al 135% e al 130%.

A rendere ancora più drammatico il quadro è il tema dei suicidi in carcere. A Benevento, nella notte tra il 6 e il 7 settembre, un detenuto di 37 anni si è tolto la vita. L’episodio, secondo il bilancio richiamato da Ciambriello, è stato il quinto suicidio registrato negli istituti penitenziari campani dall’inizio dell’anno, dopo le morti di due giovani detenuti di 24 e 27 anni, rispettivamente a Santa Maria Capua Vetere e Poggioreale.

«Il sovraffollamento viola la dignità delle persone»

Per Ciambriello, le condizioni di detenzione non rappresentano soltanto un problema organizzativo, ma pongono una questione di diritti fondamentali.

«Tenere stipate le persone in queste condizioni significa infliggere trattamenti inumani e degradanti. È una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e dell’articolo 27 della Costituzione. Lo Stato non può pretendere il rispetto delle regole se è il primo a violarle».

Da qui il sostegno all’appello per un indulto responsabile, concepito, nelle intenzioni dei promotori, non come un provvedimento indiscriminato, ma come parte di una strategia più ampia per affrontare l’emergenza penitenziaria.

«Firmare l’appello significa chiedere una risposta a una situazione drammatica, incostituzionale e illegale. Non parliamo di un “liberi tutti”, ma di un gesto di clemenza ad efficacia differita, accompagnato da percorsi di formazione, lavoro e reinserimento sociale, per ridurre la recidiva e garantire maggiore sicurezza a tutti».

Salute mentale e personale: servono interventi strutturali

Accanto alle misure di clemenza, il Garante indica la necessità di investimenti strutturali nella sanità penitenziaria e nei servizi territoriali.

«Nessun provvedimento sarà sufficiente senza un intervento radicale sulla salute e sulle strutture. Bisogna investire risorse e personale nei SerD, i Servizi per le dipendenze, e nei Centri di salute mentale».

La richiesta è quella di garantire presìdi sanitari, psicologici e psichiatrici continuativi, anche attraverso servizi attivi 24 ore su 24 all’interno degli istituti, rafforzando contemporaneamente la rete territoriale.

«Le carceri non possono continuare a fare da “discarica sociale” per chi soffre di dipendenze o disturbi psichici. Occorrono percorsi terapeutici adeguati e, nei casi previsti dalla legge, soluzioni alternative compatibili con le esigenze di cura e sicurezza, comprese le strutture sanitarie competenti e le REMS».

Ciambriello richiama inoltre l’attenzione sulla carenza cronica di educatori e psicologi, figure indispensabili per rendere effettivo il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena.

«Senza personale adeguato, qualsiasi discorso di rieducazione resta carta straccia».

L’appello alle istituzioni e alla società

In conclusione, il Garante rivolge un appello alle forze politiche, alle istituzioni e alla società civile affinché la crisi del sistema penitenziario diventi una priorità dell’agenda pubblica.

«La dignità delle persone private della libertà non è un regalo, non è una concessione benevola del potere e non è negoziabile. Faccio appello a tutte le forze politiche, culturali e sociali affinché sostengano questa mobilitazione. Mettiamo fine a questa spirale di disperazione».

La richiesta è quella di affiancare alle misure immediate un piano di interventi duraturi, capace di affrontare il sovraffollamento, garantire il diritto alla salute e rendere concreti i percorsi di reinserimento. Un sistema penitenziario rispettoso dei diritti fondamentali, conclude il senso dell’appello, è parte integrante della legalità e della sicurezza collettiva.

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