Carceri casertane: nel 2025 è record di sovraffollamento e carenze

Il report del Garante campano Samuele Ciambriello evidenzia criticità sistemiche negli istituti della provincia, tra inagibilità e organici ridotti.

05 maggio 2026 19:29
Carceri casertane: nel 2025 è record di sovraffollamento e carenze -
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La relazione annuale sulle carceri campane, presentata il 5 maggio 2026 dal Garante Samuele Ciambriello presso la Biblioteca del Palazzo Vescovile di Caserta, fotografa una realtà drammatica per gli istituti di pena della provincia. Il documento analizza le condizioni di vita dei detenuti e l’operato delle istituzioni nel corso del 2025, mettendo in luce come il territorio casertano rappresenti il fulcro delle sofferenze del sistema penitenziario regionale. All'evento hanno partecipato autorità civili, religiose e giudiziarie, unite nella denuncia di una gestione che fatica a conciliare la sicurezza con la dignità e il reinserimento sociale.

Il dato più allarmante riguarda la situazione del carcere di Santa Maria Capua Vetere, dove il sovraffollamento ha raggiunto livelli critici a causa dell'inagibilità di diverse aree. Nonostante una capienza regolamentare di 826 posti, la disponibilità reale di letti è scesa a circa 700 unità, portando l'indice di affollamento effettivo ben oltre la soglia del 150%. Questa discrepanza tra i numeri formali e la realtà strutturale è dovuta al mancato avvio di lavori di ristrutturazione attesi ormai dal 2022, che costringono la popolazione detenuta a vivere in spazi ristretti e spesso degradati.

Oltre alle carenze infrastrutturali, il report sottolinea una profonda crisi del personale che colpisce trasversalmente tutte le figure professionali coinvolte nel trattamento dei detenuti. Non mancano soltanto gli agenti di polizia penitenziaria, ma si registra una paurosa latitanza di educatori, psicologi e psichiatri. La mancanza di figure di supporto rende quasi impossibile l'attuazione di percorsi rieducativi efficaci, trasformando il periodo di detenzione in un tempo sospeso privo di reali prospettive di riscatto, contrariamente a quanto previsto dai principi costituzionali.

Particolarmente emblematico risulta il caso della gestione della salute mentale all'interno del penitenziario sammaritano. A fronte di un’articolazione psichiatrica che dovrebbe contare su ventisei posti e un monte ore strutturato di specialisti, i monitoraggi dell'Osservatorio Regionale hanno riscontrato la presenza di un solo psichiatra operativo per appena dodici ore settimanali per l'intero istituto. Tale vuoto assistenziale impedisce la presa in carico dei soggetti più fragili e aggrava le tensioni interne, confermando l'urgenza di rafforzare le misure alternative e la rete di supporto territoriale.

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