Blitz ad Afragola: smantellato il clan dei 'Panzarottari'

26 misure cautelari contro la propaggine del clan Moccia. Estorsioni, armi e droga gestite con ordini dal carcere.

A cura di Redazione
19 maggio 2026 07:57
Blitz ad Afragola: smantellato il clan dei 'Panzarottari' -
Condividi

I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito stamattina un’ordinanza di custodia cautelare contro 26 persone nell'hinterland di Napoli, al termine di un'indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. Gli indagati, legati al gruppo criminale dei 'Panzarottari' e considerati l'articolazione locale del potente clan Moccia di Afragola, sono accusati a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, traffico di stupefacenti e porto abusivo di armi. L'operazione ha azzerato una rete criminale spietata che stringeva in una morsa illegale commercianti e imprenditori della zona.

Le indagini hanno svelato un sistema di controllo del territorio asfissiante, dove la reticenza delle vittime veniva punita immediatamente a colpi di pistola. Gli esattori della camorra non esitavano a impugnare le armi e a sparare contro le serrande dei negozi per piegare la resistenza di chi provava a opporsi al pagamento del pizzo. La forza intimidatrice del gruppo si poggiava interamente sulla pesante scure del nome dei Moccia, un marchio criminale capace di terrorizzare l'intera comunità economica locale e di garantire il silenzio.

Oltre al racket delle estorsioni, il sodalizio criminale gestiva una fiorente e strutturata piazza di spaccio per la vendita al dettaglio di cocaina, hashish e marijuana. I proventi del narcotraffico andavano a rimpinguare le casse del clan, garantendo un flusso continuo di denaro contante utilizzato sia per il sostentamento degli affiliati sia per il mantenimento dei vertici dell'organizzazione. I canali di approvvigionamento e la distribuzione della droga erano capillarmente organizzati per coprire ogni fascia oraria e soddisfare la domanda del mercato locale.

Il dettaglio più inquietante emerso dall'inchiesta della Dda riguarda la catena di comando del gruppo, che non si è mai interrotta nonostante lo stato di detenzione dei promotori. I capi storici riuscivano infatti a impartire direttive precise ai complici in libertà utilizzando indebitamente telefoni cellulari contrabbandati all'interno delle celle. Tra i reati contestati dal giudice per le indagini preliminari figurano infatti anche l'accesso indebito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti, la ricettazione e il favoreggiamento.

Segui Informazione Sei