Benevento, scarcerato il trentacinquenne Davide Cantone
Il gup Maria Amoruso ordina la rimessa in libertà: cade l'accusa sul possesso della pistola, condanna solo per il rogo e il fucile.
Il giudice per l'udienza preliminare Maria Amoruso ha scarcerato e rimesso in libertà il trentacinquenne beneventano Davide Cantone, difeso dall'avvocato Michele Ciruolo, al termine del processo celebrato con rito abbreviato presso il Tribunale di Benevento. L'uomo era finito al centro di una serrata indagine condotta dai carabinieri a seguito del drammatico incendio che il 5 novembre 2025 aveva completamente distrutto un appartamento situato nel rione Libertà. Il giovane è stato riconosciuto responsabile dei reati di incendio doloso e di ricettazione di un fucile, ma è stato scagionato dall'accusa più grave, ossia la detenzione illegale di una pistola clandestina e del relativo arsenale di munizioni rinvenuto dai militari.
La decisione del giudice ha ribaltato lo scenario cautelare in cui si trovava il trentacinquenne, restituendogli la totale libertà a fronte di una drastica riduzione delle responsabilità penali ipotizzate inizialmente dalla Procura. I tre pesanti capi di imputazione formulati dagli inquirenti sulla scorta degli accertamenti balistici e dei rilievi sul luogo del rogo facevano temere una sanzione ben più severa e il mantenimento della custodia in carcere. La linea argomentativa presentata dal difensore è riuscita però a incrinare il quadro probatorio relativo alla disponibilità della pistola, convincendo il magistrato a pronunciarsi per un'assoluzione parziale che ha aperto la strada alla scarcerazione.
L'intera vicenda giudiziaria trae origine dalle indagini lampo avviate dai carabinieri subito dopo il violento rogo che aveva devastato l'abitazione del rione Libertà, un episodio che aveva destato forte allarme sociale nella comunità locale. Durante le perquisizioni e i successivi approfondimenti investigativi per accertare la natura dolosa del fuoco, i militari dell'Arma avevano scoperto e sequestrato le armi, tra cui un fucile provento di ricettazione e una pistola con oltre duecento cartucce. Questo ritrovamento aveva fatto scattare l'immediata contestazione del possesso illegale di armi da fuoco, legando strettamente l'episodio dell'incendio alla presenza di materiale bellico nella disponibilità dell'indagato.
La sentenza emessa dal tribunale sannita ha invece operato una netta distinzione tra i diversi reati contestati, limitando la condanna solo ai fatti strettamente collegati all'incendio e alla ricettazione del fucile.