Annullata dalla Cassazione condanna di un pluripregiudicato

La Corte di Cassazione, seconda Sezione Penale, in accoglimento del ricorso proposto dal cassazionista  Dario Vannetiello del foro di Napoli e dall’avv.  Fabio Schino del foro di Bari,  nonostante la...

07 luglio 2023 21:44
Annullata dalla Cassazione condanna di un pluripregiudicato -
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La Corte di Cassazione, seconda Sezione Penale, in accoglimento del ricorso proposto dal cassazionista  Dario Vannetiello del foro di Napoli e dall’avv.  Fabio Schino del foro di Bari,  nonostante la richiesta di inammissibilità formulata  dal Procuratore Generale,  ha  sorprendentemente annullato  la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Taranto in data  26.4.2021 di anni 12 e mesi 8 di reclusione a carico del pluripregiudicato  Elia Caputo, residente in Cassano delle Murge (Bari),  per i reati di rapina pluriaggravata, sequestro di  più persone, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da fuoco,  fatti avvenuti di notte in data 17.11.2017, in  una villa sita  nel comune di Castellaneta, condotte ulteriormente aggravate dall’essere il Caputo recidivo reiterato  per analoghi reati.

Durante la rapina  si verificò anche un conflitto a fuoco con i carabinieri i quali ferirono uno dei rapinatori, Carparelli Pasquale,   giudicato separatamente e definitivamente condannato ad anni 7 di reclusione.   

 La decisone assunta dai giudici  capitolini è decisamente rara nel panorama giudiziario  atteso che è stata annullata  anche la sentenza   emessa  in primo grado dal Gup presso il Tribunale di Taranto in data  08.10.2019.

Di conseguenza,  è  proprio tutto da rifare dovendo il processo iniziare daccapo.

  La difesa del Caputo ha fatto breccia nei giudici capitolini per una sottile questione giuridica afferente alla violazione del diritto di difesa e al diritto al contraddittorio.

 In particolare,  la difesa è riuscita   a dimostrare la inutilizzabilità di un atto di centrale importanza: la relazione del R.I.S. dalla quale risultava che il sangue rinvenuto sugli arbusti adiacenti  al luogo del delitto apparteneva  del Caputo, prova principe che aveva incastrato il Caputo.  

Con la stessa decisione la Corte di Cassazione ha confermato la sentenza di condanna emessa ai danni di Perrone Salvatore,  residente a Brindisi,  pari ad anni 8 e mesi 8 di reclusione.

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