Allarme contaminazione in Campania: solventi tossici nelle falde
La Regione dispone verifiche urgenti in quattro province dopo i dati shock dell'Università Federico II sulla presenza di Tce e Pce.
L'emergenza ambientale esplode in Campania nel maggio 2026, a seguito di uno studio dell’Università Federico II che ha rilevato concentrazioni di tricloroetilene e tetracloroetilene oltre le soglie di legge nelle acque sotterranee. La direzione generale della Sanità ha risposto attivando le Asl di Caserta, Napoli, Avellino e Salerno per controlli integrati su salute e filiere agroalimentari. La contaminazione interessa sia pozzi privati che strutture pubbliche, rendendo immediata la necessità di tutelare i cittadini dal rischio di gravi patologie oncologiche legate a questi solventi chimici.
L'indagine tecnica condotta dall'ateneo napoletano ha evidenziato una situazione critica diffusa, con picchi di inquinamento localizzati nella Terra dei Fuochi ma estesi a gran parte della regione. Il tricloroetilene, già noto per la sua correlazione con il tumore del rene e del fegato, è stato rinvenuto insieme al tetracloroetilene, considerato un probabile cancerogeno. La nota trasmessa dalla Federico II lo scorso febbraio ha agito da catalizzatore per le istituzioni, che ora devono mappare con precisione l'estensione del danno ambientale e i potenziali percorsi di esposizione per la popolazione residente.
Nel territorio casertano le rilevazioni più preoccupanti riguardano Villa Literno, dove tra il 2023 e il 2025 i superamenti dei limiti sono stati costanti e hanno coinvolto luoghi sensibili come scuole, uffici comunali e caserme. La criticità non è però isolata, poiché anche i comuni di Aversa, Casal di Principe, Casapesenna e Castel Volturno mostrano valori fuori norma, delineando un quadro di inquinamento sistemico delle falde acquifere. Questa pluralità di sforamenti suggerisce una persistenza dei contaminanti nel sottosuolo che richiede un monitoraggio costante e interventi di bonifica mirati per evitare che la situazione degeneri ulteriormente.
Il monitoraggio si estende con forza anche al Napoletano e all'area interna dell'Irpinia, con dinamiche differenti ma ugualmente allarmanti. Ad Acerra e Giugliano la presenza di Tce è associata a statistiche epidemiologiche già pesanti, mentre nel comune di Montoro, in provincia di Avellino, la contaminazione ha toccato direttamente le infrastrutture della rete idrica, inclusi serbatoi e filtri, nel corso dei primi mesi del 2025. Anche l'agro nocerino-sarnese, nel Salernitano, non è immune, con i comuni di Scafati, Angri e Sarno che hanno registrato sforamenti significativi già dall'inizio del 2024, confermando la vastità geografica del fenomeno.
La Regione Campania sottolinea come la natura agricola e l'alta densità abitativa delle zone colpite impongano un'analisi rigorosa degli usi irrigui e dei possibili fenomeni di bioaccumulo nei prodotti alimentari. Esiste infatti il concreto timore che l'acqua contaminata possa entrare nella catena alimentare attraverso le coltivazioni, oltre al rischio derivante dagli usi domestici non controllati dei pozzi privati. Le verifiche delle Asl dovranno quindi valutare non solo l'impatto immediato sulla salute umana, ma anche le interferenze a lungo termine sugli ecosistemi locali e sulla sicurezza di quanto arriva sulle tavole dei consumatori.