Acqua pubblica, il Sannio si ribella al progetto societario
Il Comitato Bene Comune lancia la mobilitazione e diffida 78 Comuni contro la nascita di Sannio Acque.
Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune ha tenuto oggi pomeriggio un sit-in di protesta davanti alla Prefettura di Benevento, in corso Garibaldi, per contestare la nascita di Sannio Acque S.c.a.r.l., la società a capitale misto pubblico-privato finalizzata alla gestione del servizio idrico integrato. L'iniziativa, lanciata a ridosso del quindicesimo anniversario del referendum del 2011, punta a bloccare l'iter di privatizzazione della risorsa idrica nella provincia beneventana, chiamando a raccolta cittadini, sindacati e forze politiche. Il portavoce Giovanni Seneca ha formalizzato il dissenso inviando una formale diffida ai 78 sindaci del territorio, chiedendo contestualmente ai vertici dell'Ente Idrico Campano di sospendere immediatamente le procedure per l’individuazione del partner privato.
La dura presa di posizione del Comitato si fonda sul richiamo politico e morale al voto referendario di quindici anni fa, quando oltre 26 milioni di italiani si espressero categoricamente contro le logiche di profitto legate ai beni primari. Secondo gli attivisti, la strada intrapresa a livello locale rappresenta un netto passo indietro rispetto a questi principi fondamentali, calpestando la volontà popolare in nome di logiche prettamente finanziarie.
I fari della contestazione sono puntati in particolare sull'amministrazione comunale del capoluogo e sul sindaco Clemente Mastella, accusato di sponsorizzare il modello di Sannio Acque come l'unica via d'uscita percorribile per la governance idrica. Il Comitato contesta questa narrazione, portando alla luce i nodi critici legati al debito accumulato da Gesesa/Acea, considerato proporzionalmente superiore a quello di altre realtà regionali come l'Alto Calore Servizi. Secondo la denuncia, i passivi di bilancio non verrebbero assorbiti dal socio privato, ma sarebbero spalmati direttamente sulle bollette dei cittadini attraverso rincari tariffari già deliberati e destinati a pesare sulle famiglie per i prossimi trent'anni.
A preoccupare i promotori della mobilitazione è anche la composizione societaria di colossi come Acea, caratterizzata da una forte presenza di gruppi industriali e finanziari privati. Questa struttura, unita ai rilievi già espressi dalla Corte dei Conti sui progetti di società miste in Campania per la carenza di un controllo pubblico effettivo, spinge l'associazione a chiedere un radicale cambio di rotta. L'obiettivo resta il mantenimento di una gestione integralmente pubblica e partecipata, sul modello di altre virtuose esperienze italiane, per impedire che una risorsa vitale si trasformi definitivamente in una merce da profitto.