Voto Irpinia: PD vince ma il TAR assedia Palazzo Caracciolo
PD primo, ma il centrodestra unito e il civismo di Alaia frenano l'egemonia. Ora la parola passa al TAR: il mandato di Buonopane trema.
Le elezioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Avellino si sono chiuse lasciando sul campo un paradosso: una partecipazione quasi totale degli aventi diritto (sindaci e consiglieri) che stride con la precarietà istituzionale di un ente sospeso tra la riforma Delrio e le aule del TAR. Se il Partito Democratico canta vittoria, la realtà del sottobosco politico irpino suggerisce una narrazione molto meno rassicurante per via Tagliamento.
1. La Vittoria di Pirro del Centrosinistra
Il PD porta a casa 25.435 voti ponderati e tre seggi, ma è una vittoria che nasconde profonde lacerazioni interne. Il caso di Laura Cervinaro, silurata dalla vicepresidenza dal Presidente Buonopane eppure rieletta tra le fila dem, non è un semplice dettaglio di cronaca. È la prova plastica di un partito "arcipelago", dove la segreteria provinciale e la presidenza dell'ente viaggiano su binari divergenti, se non collidenti.
Mentre il sindaco di Grottaminarda, Marcantonio Spera, viene già lanciato come il "delfino" per la presidenza di settembre, ci si chiede quanto peserà questa frammentazione quando la sfida si farà diretta.
2. Il Paradosso del Centrodestra: Uniti nel deserto?
Per la prima volta, il centrodestra irpino ha dato prova di una maturità tattica insolita, presentandosi compatto sotto l'insegna di Hirpinia Libera. I 19.367 voti raccolti non sono pochi in una terra storicamente refrattaria alle destre. Tuttavia, il limite resta lo stesso: la capacità di trasformare un cartello elettorale in un progetto di governo del territorio che vada oltre la mera somma algebrica dei voti ponderati dei propri amministratori.
3. Il Civismo di "Peso" e l'Erosione dei Partiti
La vera spina nel fianco dei partiti tradizionali resta Proposta Civica per l’Irpinia. Con oltre 22.000 preferenze, la lista di ispirazione "alaiana" dimostra che in Irpinia il consenso non passa più per le sezioni, ma per i municipi. Gli eletti — Montanaro, Picone, Renzulli — sono il simbolo di una politica che si fa gestione pura, quasi post-ideologica, capace di drenare voti dal bacino del centrosinistra e condizionare ogni equilibrio futuro.
La Spada di Damocle: Il 25 Marzo
Ma il vero vincitore di queste elezioni non siede a Palazzo Caracciolo, bensì nelle aule del TAR. Il ricorso del sindaco di Montefredane, Ciro Aquino, e la diffida firmata dall'ex presidente Biancardi, trasformano il voto di ieri in un esercizio "sub iudice".
Il Nodo Giuridico: La disputa sulla decorrenza del mandato di Buonopane (dicembre 2021 vs insediamento effettivo) non è un cavillo per azzeccagarbugli. Se il TAR dovesse accogliere la tesi del mandato già scaduto, l'intera impalcatura amministrativa degli ultimi mesi crollerebbe come un castello di carte.
Tabella: I pesi del voto (Dati provvisori)
Lista | Voti Ponderati | Seggi Stimati | Leader/Riferimento |
Partito Democratico | 25.435 | 3 | Marcantonio Spera |
Proposta Civica | 22.085 | 3 | Enzo Alaia |
Hirpinia Libera | 19.367 | 2/3 | Centrodestra Unito |
Conclusione: Un Ente in Limbo
Quello che emerge è un quadro di stabilità apparente. Il voto di secondo livello (dove i cittadini non toccano palla) conferma che la Provincia è diventata il terreno di scontro per il posizionamento dei "grandi elettori" in vista delle regionali e delle sfide per la presidenza.
L'Irpinia si ritrova con un Consiglio rinnovato, ma con una guida — quella di Buonopane — che deve guardarsi più dai giudici e dai "fuochi amici" che dalle opposizioni ufficiali. Il voto di ieri non ha deciso il futuro della provincia; ha solo apparecchiato la tavola per una battaglia legale e politica che promette di essere ben più cruenta.