Voti come cambiali: a Cervinara la democrazia è sotto sequestro
Mentre il paese affoga nei debiti morali e nei rancori del passato, mancano i progetti reali. Restano tre settimane per scegliere tra il bene comune e la resa dei conti.
A meno di un mese dal 25 aprile, termine ultimo per la presentazione ufficiale delle liste, Cervinara si ritrova immersa in un paradosso elettorale. Mentre i caffè e le piazze ribollono di nomi, indiscrezioni e scenari da "fantamercato" politico. Mentre nei capannelli in piazza si continua a evocare uno scenario affollato con quattro o cinque liste, la realtà dei fatti — nuda e cruda — ci restituisce un quadro ben diverso: ad oggi, sul tappeto, figurano solo due candidature ufficiali. Tutto il resto, a meno di un mese dalla scadenza del 25 aprile, rimane confinato nel regno delle ipotesi, delle strategie da bar e dei sussurri.
Il Muro del 25 Aprile
La data ultima per la presentazione delle liste è un confine invalicabile. Nonostante i nomi di peso che circolano con insistenza — dalla sindaca sfiduciata Caterina Lengua, all'esperto Filuccio Tangredi, fino alla figura tecnica dell'ingegner Giuseppe Ragucci — il passaggio dall'intenzione all'ufficialità sembra bloccato da un meccanismo invisibile ma potente.
Completare una lista non è un esercizio di stile: servono persone, programmi e, soprattutto, una libertà d'azione che oggi a Cervinara sembra scarseggiare. Con le sole "voci" non si riempiono i moduli e non si scrivono i progetti per il futuro di una comunità che ha fame di risposte concrete.
La Politica del "Ricatto Morale"
Il dato più inquietante che emerge da questa pre-campagna elettorale non è la frammentazione, ma la natura dei legami che bloccano le candidature. Assistiamo a una vera e propria guerra intestina alle famiglie, dove il desiderio di rinnovamento si scontra con il muro dei "favori ricevuti".
"La libertà di impegnarsi per il bene comune è sequestrata da obblighi del passato che oggi vengono rinfacciati come cambiali scadute."
In un clima dove il voto o la candidatura sono visti come la restituzione di una cortesia personale e non come una scelta civile, la democrazia smette di respirare. Se l'impegno politico diventa un pegno da pagare, a soffrire è la qualità della classe dirigente: non si sceglie il migliore, ma il più "indebitato" e la libertà di spendersi per il proprio paese viene meno, sostituita dal timore di ritorsioni o dal peso di dover onorare vecchie cambiali politiche.
Il Teatrino delle Marionette
Quella che doveva essere la "Domenica della Pace" è stata invece la conferma di un malessere profondo. Cervinara assiste a un teatrino di pupi e burattinai, dove però i fili appaiono logori. L'elettore è stanco di essere spettatore di una recita a soggetto dove i protagonisti sono sempre gli stessi e le trame sono dettate da rancori personali più che da visioni amministrative.
Tuttavia, chi muove i fili farebbe bene a prestare attenzione: la corda è tesa al limite. Il distacco tra i "pupi" della politica e i bisogni reali della cittadinanza (lavoro, servizi, spopolamento) è diventato un solco profondo. Se il filo si spezza, i protagonisti di questa stagione di veleni rischiano di restare politicamente a terra, travolti da un'astensione di massa o da un rigetto che non farà sconti a nessuno.
Conclusione: Il Tempo è Scaduto
Le prossime tre settimane diranno se Cervinara avrà il coraggio di uscire dall'ombra delle "chiacchiere" per abbracciare la luce della trasparenza. Cervinara ha bisogno di programmi, non di personalismi. Ha bisogno di una visione che guardi ai prossimi dieci anni, non al saldo dei debiti degli ultimi venti. Se nelle prossime tre settimane non si passerà dalle "chiacchiere" ai fatti, i cittadini si troveranno di fronte non a una scelta elettorale, ma a una semplice resa dei conti tra fazioni.
È tempo di tagliare i fili con il passato e tornare a fare politica per il Paese.