Un anno fa uccise il marito con 189 coltellate, a processo Lucia Salemme
Lucia Salemme comparirà a settembre davanti alla Corte di Assise di Napoli per l'omicidio di Ciro Rapuano, avvenuto un anno fa.
Il 4 settembre 2025, nel quartiere Forcella di Napoli, la cinquantanovenne Lucia Salemme ha ucciso nel sonno il marito Ciro Rapuano, colpendolo con 189 coltellate all'interno della loro abitazione. La donna, che confessò il delitto chiamando le forze dell'ordine subito dopo l'aggressione, dovrà comparire il prossimo 10 settembre davanti alla terza Corte di Assise di Napoli per l'inizio del dibattimento. Su di lei pendono le pesantissime accuse di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla particolare crudeltà, mentre gli inquirenti hanno escluso l'ipotesi della legittima difesa inizialmente tentata dalla difesa.
Le indagini condotte all'epoca dalla Squadra Mobile di Napoli, sotto il coordinamento della sezione della Procura dedicata alle fasce deboli della popolazione, hanno svelato uno scenario domestico da incubo che andava avanti da anni. Lucia Salemme e le sue figlie erano da tempo vittime dei sistematici maltrattamenti fisici e psicologici da parte di Rapuano, descritto da testimoni e parenti come un uomo estremamente violento e aggressivo. Negli ultimi mesi di convivenza, la tensione in casa era ulteriormente degenerata a causa di un'ossessione dell'uomo, che accusava la moglie di aver fatto sparire quindicimila euro in contanti custoditi nella loro dimora.
Poche ore prima del massacro, l'ennesima lite aveva raggiunto picchi di estrema gravità, registrati parzialmente dalle telecamere di sicurezza che erano installate nell'appartamento. I filmati agli atti mostrarono infatti un tentativo di strangolamento ai danni della donna, accompagnato da esplicite minacce di morte estese anche alla figlia e alla nipotina conviventi. Nel cuore della notte, la donna disattivò il sistema di videosorveglianza prima di armarsi di due coltelli e scatenare la sua furia omicida sul coniuge mentre questi dormiva profondamente nel letto matrimoniale.
La drammatica scena finale fu scoperta dalla figlia convivente, svegliata dai rumori e trovatasi di fronte alla madre ancora intenta a colpire il corpo ormai esanime del padre. L'esame autoptico rivelò successivamente una ferocia inaudita, accertando che ben quattordici delle complessive centottantanove coltellate furono inferte quando la vittima era già deceduta per dissanguamento. La tragedia, che ora arriva al vaglio dei giudici, mise fine in modo drammatico a una convivenza logorata dal terrore silenzioso, in un contesto familiare apparentemente benestante grazie alle rendite dei parcheggi posseduti dall'uomo nel centro della città.
Fact Check
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Verificato il: 16 luglio 2026