"Tutti a bordo o tutti a terra: la gita scolastica non può essere un lusso per pochi"
Il viaggio di istruzione è da sempre uno dei momenti più attesi dell'anno scolastico. È il momento in cui la teoria dei libri prende vita tra le strade di una città d’arte o nei corridoi di un museo....
Il viaggio di istruzione è da sempre uno dei momenti più attesi dell'anno scolastico. È il momento in cui la teoria dei libri prende vita tra le strade di una città d’arte o nei corridoi di un museo. Tuttavia, negli ultimi anni, il carovita e la scelta di mete sempre più esotiche stanno trasformando queste esperienze in uno spartiacque sociale: da una parte chi può permettersi il "pacchetto tutto compreso", dall’altra chi è costretto a inventare scuse per restare a casa. La Costituzione parla chiaro: la scuola deve rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Se un’uscita didattica viene deliberata dal Consiglio d’Istituto, essa diventa a tutti gli effetti attività formativa. Proporre viaggi da mille euro significa, di fatto, bocciare in partenza gli studenti provenienti da famiglie in difficoltà economica. Un sistema educativo che accetta l'esclusione per censo smette di essere una comunità e diventa uno specchio delle disuguaglianze esterne, venendo meno alla sua missione principale: l'inclusione. Esiste una narrazione distorta secondo cui la qualità di un viaggio dipenda dalla distanza percorsa. La realtà è che il valore pedagogico risiede nella condivisione e nella scoperta.
Perché il viaggio torni a essere un'esperienza collettiva, è necessario un cambio di passo organizzativo: il Consiglio d'Istituto dovrebbe fissare un limite massimo invalicabile per ogni fascia d'età. Creare un "fondo gite" alimentato da donazioni o eventi, gestito in modo anonimo per coprire le quote di chi è in difficoltà. Scegliere periodi di bassa stagione e mete che offrano agevolazioni per i gruppi scolastici. Una classe che parte al completo è una classe che ha imparato la lezione più importante: quella della solidarietà. Una classe che parte "dimezzata" ha già fallito il suo obiettivo educativo, a prescindere da quanto sia bella la vista dalla camera d'albergo.
In ultima analisi, dobbiamo chiederci quale idea di società vogliamo trasmettere ai cittadini di domani. La scuola non è un’azienda che vende servizi a chi può permetterseli, ma il cantiere della democrazia. Ogni volta che un pullman scolastico parte lasciando a terra anche un solo studente per motivi economici, quel pullman trasporta una lezione di ingiustizia.
L'inclusione non è un optional della didattica, ne è il cuore pulsante. Una gita a chilometro zero vissuta con tutti i compagni avrà sempre un valore formativo immensamente superiore a un viaggio transoceanico che divide la classe tra "chi può" e "chi resta a guardare". Perché l'unica vera destinazione di un percorso educativo non è un punto sulla mappa, ma la costruzione di una comunità dove nessuno viene lasciato indietro.