Tumore ovarico: l'arma italiana che spezza la resistenza ai farmaci
Ricerca del Pascale e del CRO di Aviano individua le proteine della sopravvivenza tumorale: bloccarle rende di nuovo efficace la chemio.
La ricerca oncologica italiana segna un punto decisivo nella lotta contro il carcinoma ovarico grazie a uno studio coordinato dall'Istituto dei Tumori di Napoli "Pascale" e dal Centro di Riferimento Oncologico di Aviano. Il team di scienziati, guidato da Alfredo Budillon e Gustavo Baldassarre, ha identificato una strategia molecolare per neutralizzare la resistenza ai trattamenti, pubblicando i risultati sulla rivista scientifica Cell Death & Disease. L'obiettivo dell'indagine era comprendere perché le cellule tumorali smettano di rispondere alla chemioterapia e trovare un modo per ripristinare la sensibilità ai farmaci.
L'analisi condotta nei laboratori di Mercogliano ha svelato che il tumore si difende attivando due proteine specifiche, denominate mTOR e HSP90, che agiscono come uno scudo protettivo per le cellule malate. I ricercatori hanno dimostrato che l'uso combinato di farmaci mirati a inibire queste due molecole è in grado di abbattere le difese del cancro. Questa scoperta permette alla chemioterapia tradizionale di tornare a colpire il bersaglio con rinnovata forza, superando quel fenomeno di adattamento che rende spesso il tumore ovarico così difficile da eradicare nel lungo periodo.
L'efficacia della nuova strategia non si limita a osservazioni teoriche ma è stata confermata attraverso rigorosi test preclinici. Sia nelle colture cellulari sia in modelli biologici complessi, l'azione sinergica del blocco proteico ha prodotto una drastica riduzione della massa tumorale. Un dato sorprendente emerso durante la sperimentazione riguarda la versatilità di questo approccio, che ha mostrato potenzialità promettenti anche in altre forme di neoplasie resistenti, come il carcinoma polmonare, aprendo scenari terapeutici trasversali.
La prospettiva futura delineata dal direttore scientifico Alfredo Budillon punta ora al trasferimento di queste evidenze dalla fase di laboratorio a quella clinica sulle pazienti. Sebbene non si parli ancora di una cura definitiva, il lavoro svolto dal network di ricercatori italiani traccia una rotta precisa verso la medicina di precisione. Capire i meccanismi molecolari della resistenza è infatti il passaggio fondamentale per costruire terapie personalizzate capaci di trasformare una patologia aggressiva in una condizione gestibile e curabile.