Gettoni e indennità a Cervinara: perché restano un segreto?

Nei giorni scorsi Caterina Lengua ha chiesto di rendere pubblici indennità, gettoni e rimborsi percepiti da ogni amministratore:tutto tace!

22 febbraio 2026 11:46
Gettoni e indennità a Cervinara: perché restano un segreto? -
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C’è una domanda che resta sospesa nel dibattito politico cittadino. Ed è una domanda semplice: è così difficile rendere pubblici, nero su bianco, indennità, gettoni e rimborsi percepiti da ogni amministratore?

A porla è stata Caterina Lengua, rivendicando una scelta personale netta: la rinuncia sistematica, nel corso delle sue legislature, ai gettoni di presenza per consigli e commissioni, così come ai rimborsi spese per missioni e spostamenti. Una linea di condotta definita come “servizio”, un impegno vissuto – nelle sue parole – come volontariato istituzionale.

Fin qui, una posizione politica chiara. Legittima. Ma ciò che colpisce non è tanto la dichiarazione in sé, quanto il silenzio che l’ha circondata.

La richiesta che non trova replica

Lengua ha posto un tema preciso: rendere pubblico il quadro completo di indennità, gettoni e rimborsi percepiti da ciascun amministratore. Non un’accusa formale, non un esposto, ma un invito alla trasparenza.

E allora la domanda diventa inevitabile: perché nessuno risponde nel merito?

Se i dati sono pubblici – come per legge dovrebbero essere – quale sarebbe la difficoltà nel riproporli in modo chiaro, accessibile, comparabile? Pubblicare un prospetto riepilogativo non è un atto di sottomissione politica, ma un gesto di rispetto verso i cittadini.

Servizio o funzione retribuita?

La questione non è morale, ma politica. In democrazia, l’impegno amministrativo può essere retribuito. È previsto dalla legge. Non c’è nulla di irregolare nel percepire indennità o rimborsi. Ma proprio perché è tutto legittimo, la trasparenza dovrebbe essere un terreno neutro, non divisivo.

Se da una parte si rivendica la rinuncia a ogni compenso, dall’altra circolano cifre – anche consistenti – attribuite ad altri esponenti. Voci? Numeri reali? Interpretazioni parziali? Senza dati ufficiali facilmente consultabili, il rischio è che il dibattito resti confinato nel campo delle insinuazioni.

Ed è qui che la politica dovrebbe fare un passo avanti.

Un’occasione per alzare il livello

In una fase in cui la fiducia nelle istituzioni locali è fragile, la trasparenza totale potrebbe diventare un punto di ripartenza comune. Pubblicare, voce per voce, quanto percepito da ciascun amministratore negli anni di mandato. Senza polemiche, senza aggettivi. Solo numeri certificati.

Sarebbe davvero tanto?

Il silenzio, in politica, pesa quanto le parole. E quando una richiesta di chiarezza non trova risposta, inevitabilmente alimenta interrogativi.

La questione, in fondo, è semplice: se tutto è regolare, perché non dirlo apertamente? Se tutto è documentato, perché non metterlo al centro del confronto pubblico?

La trasparenza non dovrebbe essere un’arma di parte. Dovrebbe essere la base minima del patto tra eletti ed elettori.

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