Tracce e Radici: Salvador Zullo e l'epopea delle valigie di cartone

Dai cassetti di casa a un archivio mondiale: l'intervista che svela i segreti, i sacrifici e la resilienza degli emigranti italiani.

29 marzo 2026 10:50
Tracce e Radici: Salvador Zullo e l'epopea delle valigie di cartone -
Condividi

L’emigrazione italiana non è solo un capitolo dei libri di storia, ma un mosaico di vite, distacchi e rinascite che ha plasmato l’identità di intere nazioni. In questa intervista, Salvador Zullo ci guida alla scoperta del suo progetto “TRACCE E RADICI”, un percorso nato tra i cassetti di casa e diventato un archivio universale. Attraverso il recupero di documenti rari e fotografie ingiallite, Zullo restituisce dignità a quelle storie racchiuse nelle iconiche valigie di cartone, ricordandoci che il nostro futuro è indissolubilmente legato alla custodia delle nostre origini.

L'INTERVISTA

Salvador Zullo, l’emigrazione italiana viene spesso raccontata come un fenomeno storico. Lei invece la definisce un’“epopea umana”. Perché?

Perché non si tratta solo di numeri o di date. L’emigrazione italiana è stata un viaggio collettivo fatto di sacrifici, speranza e dignità. Tra Ottocento e Novecento, intere generazioni hanno lasciato la propria terra con pochi averi e tanti sogni, affrontando l’ignoto pur di costruire un futuro migliore.

Che immagine rappresenta meglio questo viaggio?

Senza dubbio quella delle valigie di cartone. Erano fragili, legate con lo spago, ma contenevano molto più degli oggetti: dentro c’erano identità, tradizioni e ricordi. Quelle valigie raccontano il distacco dagli affetti, il coraggio della partenza e l’amore per la propria terra.

I viaggi verso le nuove terre erano spesso durissimi. Cosa emerge dalle testimonianze raccolte?

Racconti molto intensi. I lunghi viaggi sui piroscafi erano segnati da condizioni difficili: famiglie intere stipate, odori forti, paura e speranza che convivevano. Ma la vera prova iniziava all’arrivo, dove gli emigranti affrontavano sacrifici, lavoro duro e spesso anche soprusi.

Eppure molti di loro sono riusciti a costruire una nuova vita. Qual è stato il segreto?

La resilienza. Gli italiani all’estero hanno saputo resistere, lavorare e costruire. Le loro lettere e cartoline raccontano tutto questo: nostalgia, amore per la terra natia, ma anche una forza straordinaria nel non arrendersi mai.

Come nasce il suo percorso di ricerca su questo tema?

È iniziato in modo molto semplice, tra i cassetti di casa. Ho trovato fotografie ingiallite, documenti conservati con cura. Da lì è partito tutto. Poi si sono aggiunti i racconti di amici, familiari, compaesani e infine la rete, che oggi è un archivio straordinario capace di unire storie da tutto il mondo.

Che tipo di patrimonio è riuscito a raccogliere nel tempo?

Un patrimonio umano e documentale enorme. Oltre trecento fotografie originali provenienti dai quattro continenti, documenti tra fine Ottocento e inizio Novecento, passaporti centenari, certificazioni e testimonianze uniche. Ogni pezzo racconta una storia.

Ci sono figure o simboli che più di altri rappresentano questa memoria?

Ancora una volta le valigie di cartone. Sono le protagoniste silenziose. Nei loro manici consumati si leggono la fatica, la paura, il coraggio. Sono il simbolo perfetto di chi è partito senza mai perdere il legame con le proprie radici.

Le storie raccolte sono tutte di successo?

Assolutamente no. Ci sono storie di successo, ma anche vicende segnate da tragedie e difficoltà. Ed è proprio questa complessità a rendere autentico il racconto dell’emigrazione.

Da questa ricerca nasce l’idea di una proposta di museo “TRACCE E RADICI”. Che tipo di esperienza sarà per il pubblico?

Non sarà solo un’esposizione, ma un’esperienza emotiva e culturale. Un luogo dove passato e presente si incontrano e dove ogni visitatore può ritrovare una parte di sé. L’obiettivo è dare voce e dignità a queste storie.

Quanto è importante il contributo delle persone in questo progetto?

È fondamentale. Ogni fotografia condivisa, ogni racconto, ogni piccolo gesto contribuisce a mantenere viva la memoria. È un lavoro collettivo, fatto di tante sensibilità.

A chi si rivolge principalmente questa iniziativa?

A tutti: ai testimoni, ai curiosi, a chi sente il valore della memoria. Ma soprattutto ai giovani. Sono loro che devono trasformare questi racconti in consapevolezza.

Se dovesse riassumere il senso di questo prossimo progetto espositivo: “TRACCE E RADICI” in una frase?

Direi questo: senza radici non c’è futuro. E senza memoria non c’è identità.

La Valigia di Cartone
La Valigia di Cartone

La Valigia di Cartone
La Valigia di Cartone

La Valigia di Cartone
La Valigia di Cartone

La Valigia di Cartone
La Valigia di Cartone

Segui Informazione Sei