Torino, martellate allo Stato: basta giustificare questi delinquenti.

Mentre un agente di Polizia giace in un letto d'ospedale, colpito vigliaccamente alle spalle con un martello, dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Non è "disagio sociale",...

01 febbraio 2026 09:24
Torino, martellate allo Stato: basta giustificare questi delinquenti. -
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Mentre un agente di Polizia giace in un letto d'ospedale, colpito vigliaccamente alle spalle con un martello, dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome. Non è "disagio sociale", non è "ribellione giovanile": è delinquenza pura, alimentata da un odio ideologico e da una totale assenza di valori civili.

Il muro del dovere contro la ferocia del nulla

Da una parte ci sono uomini e donne che ogni giorno, per uno stipendio spesso insufficiente, scelgono di essere lo scudo tra la brava gente e il caos. Dall'altra, ci sono giovani criminali che sembrano non conoscere altro linguaggio se non quello della brutalità gratuita.

Colpire un poliziotto a martellate non è un gesto di protesta: è un atto di viltà estrema. È l'attacco di chi, incapace di stare al mondo secondo le regole della convivenza, cerca di abbattere i simboli dello Stato per sentirsi, per un momento, padrone di una violenza che lo rende solo più piccolo e misero.

Non c'è giustificazione, c'è solo condanna

È ora di finirla con le analisi sociologiche che cercano di giustificare chi aggredisce. Chi impugna un martello contro un uomo in divisa impugna un’arma contro ognuno di noi.

  • Solidarietà totale a chi rischia la vita per la nostra libertà.
  • Tolleranza zero per chi pensa che le strade siano zone franche dove dare sfogo a impulsi barbari.

Difendere chi ci difende

Lo Stato non può limitarsi alle note di solidarietà. Servono leggi che proteggano davvero chi ci protegge e pene che siano un monito invalicabile. La divisa non è un bersaglio, è il confine che separa la civiltà dalla giungla. Se permettiamo che quel confine venga calpestato a colpi di martello, abbiamo già perso tutti.

Oggi il nostro cuore è con l'agente ferito, ma la nostra voce è un grido di sdegno contro questi giovani delinquenti che disprezzano la vita altrui. Non passeranno.

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