Terre e rocce, allarme camion a Montesarchio: servono più controlli

Decine di mezzi diretti alla cava di Tagliata. Il Comune effettua controlli a campione, ma il flusso e le recenti indagini sugli appalti Napoli-Bari chiedono verifiche rafforzate

29 settembre 2026 14:20
Terre e rocce, allarme camion a Montesarchio: servono più controlli -
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Da mesi Montesarchio è attraversata da un intenso flusso di mezzi pesanti diretti alla cava di località Tagliata, nella zona di Tre Ponti, dove vengono conferite terre e rocce provenienti dai cantieri della linea ferroviaria Napoli-Bari.

A sollevare nuovamente l'attenzione sulla vicenda è Fabio Serpini Benedetto, coordinatore provinciale di Dimensione Bandecchi, che in una nota chiede alle istituzioni «controlli veri» e maggiore trasparenza sulla quantità e sulla tipologia dei materiali trasportati.

Il Comune ha già spiegato che si tratta di terre e rocce da scavo legate a un contratto con RFI e ha comunicato di aver effettuato controlli a campione sulla documentazione, sulla provenienza dei materiali, sul trasporto e sulle modalità di scarico.

Controlli che, sottolinea Serpini Benedetto, «sono necessari e vanno riconosciuti». Ma la domanda posta nella nota riguarda soprattutto la proporzione tra il numero dei mezzi in transito e quelli effettivamente sottoposti a verifica.

«Da una semplice osservazione sul posto – si legge nella nota – nell'arco di circa mezz'ora sono stati contati 25-26 camion». Un dato che non viene presentato come una stima ufficiale del traffico giornaliero, ma che secondo il coordinatore provinciale rende comunque l'idea dell'entità del flusso.

La questione viene inserita anche nel contesto delle recenti inchieste giudiziarie sugli appalti e subappalti della Napoli-Bari. La Procura di Napoli, con la Direzione distrettuale antimafia, indaga su 49 persone per ipotesi di reato che comprendono, tra le altre, corruzione, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e fatture per operazioni inesistenti.

Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, nell'inchiesta vengono contestate ad alcuni indagati anche condotte relative alla gestione di materiali di scavo nei quali sarebbero state riscontrate tracce di amianto, trattati secondo l'accusa come rifiuti non pericolosi. Le contestazioni sono ancora oggetto di accertamento giudiziario e per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza.

Serpini Benedetto evidenzia però un punto: le notizie finora pubbliche sulle indagini non citano la cava di Tagliata. Non viene quindi formulata alcuna accusa sui materiali destinati a Montesarchio.

«Nessuno può affermare oggi che nei camion diretti a Tagliata ci sia altro oltre a terre e rocce – si legge nella nota –. Non ci sono elementi per dirlo». Proprio l'assenza di elementi, secondo il coordinatore provinciale, dovrebbe spingere a rafforzare i controlli e non a creare allarmismi.

La richiesta è quindi quella di conoscere con precisione quanti mezzi vengono controllati sul totale, con quale frequenza e se le verifiche si limitino alla documentazione oppure comprendano anche controlli sulla natura e sulla composizione dei materiali.

Tra le proposte avanzate c'è anche quella di un presidio fisso all'ingresso del territorio, una sorta di «dogana» per i materiali in transito, con verifiche quotidiane.

Nella nota viene inoltre chiesto all'ASL di Benevento di rendere pubblici i dati aggiornati del registro tumori relativi alla Valle Caudina, ritenuti un elemento importante per garantire ai cittadini maggiore informazione sul quadro sanitario del territorio.

La zona di Tre Ponti, inoltre, porta con sé una storia di proteste legate alla vecchia discarica del 2005 e del 2008. La cava di Tagliata è distinta dalla precedente discarica, come precisato dal Comune, ma quella memoria continua a pesare sulla percezione dei cittadini.

«Se è tutto regolare, i controlli non devono fare paura a nessuno», conclude Serpini Benedetto, chiedendo un piano di verifiche rafforzato e pubblico. «Sono una garanzia per i cittadini e per le imprese che lavorano bene».

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