Suicidio nel carcere di Benevento, morto un detenuto di 37 anni

È il quinto caso dall’inizio dell’anno in Campania. Ciambriello: «Uno Stato civile non può assistere in silenzio a questa ecatombe»

07 settembre 2026 10:48
Suicidio nel carcere di Benevento, morto un detenuto di 37 anni -
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Ancora una tragedia in un carcere della Campania. Un detenuto di 37 anni, padre di una bambina, è morto nella notte all’interno della Casa Circondariale di Benevento. Secondo quanto denunciato dal Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, l’uomo si sarebbe tolto la vita nella propria cella.

«Questa notte, nella Casa Circondariale di Benevento, si è consumata l’ennesima tragedia. Salvatore, un giovane di soli 37 anni, padre di una bambina, si è tolto la vita in cella», afferma Ciambriello, esprimendo «dolore e indignazione» per quella che definisce «l’ennesima morte annunciata».

«Quando un ragazzo di 37 anni decide di farla finita mentre si trova sotto la custodia e la responsabilità dello Stato, abbiamo fallito tutti», aggiunge il Garante.

Con questo episodio salgono a cinque i suicidi negli istituti penitenziari della Campania dall’inizio dell’anno, mentre a livello nazionale il bilancio è arrivato a 45 suicidi in carcere, secondo i dati del dossier Morire di carcere di Ristretti Orizzonti.

Sono invece oltre 94 i decessi complessivi registrati nelle carceri italiane, considerando anche le morti dovute a malattie, cause naturali e quelle ancora in fase di accertamento.

Il carcere di Benevento, sottolinea Ciambriello, deve fare i conti con problemi che riguardano più in generale il sistema penitenziario regionale: «Sovraffollamento, carenza organica di personale sociosanitario, carenza di educatori e di presidi psicologici e psichiatrici continuativi».

Per il Garante, dietro i numeri ci sono «volti, storie e fragilità» che rischiano di essere schiacciati da un sistema nel quale la pena finisce per perdere la propria funzione rieducativa e di risocializzazione.

Da qui la richiesta al Ministero della Giustizia e all’Amministrazione Penitenziaria di interventi immediati, a partire dal ricorso alle misure alternative alla detenzione per le pene brevi, dal potenziamento della sanità penitenziaria e dal rafforzamento delle figure professionali capaci di individuare tempestivamente le situazioni di disagio.

«Il diritto alla salute e alla vita deve essere garantito a tutti, anche a chi ha sbagliato. L’articolo 27 della nostra Costituzione non può continuare a essere calpestato ogni giorno», conclude Ciambriello. «Non si può e non si deve morire di carcere».

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