Suicidio assistito, il Tribunale dispone un dispositivo per Irene

La donna, 72 anni e affetta da Sla, potrà utilizzare un dispositivo con puntamento oculare per attivare autonomamente la procedura. Ha scelto di attendere, senza rinunciare alla possibilità di decidere liberamente tempi e modalità.

15 ottobre 2026 11:51
Suicidio assistito, il Tribunale dispone un dispositivo per Irene -
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L’Asl Napoli 3 Sud dovrà dotarsi di un sistema autonomo di autosomministrazione mediante puntamento oculare per Irene, nome di fantasia di una donna di 72 anni affetta da sclerosi laterale amiotrofica (Sla), già riconosciuta in possesso dei requisiti per accedere al suicidio medicalmente assistito.

A stabilirlo è il Tribunale di Torre Annunziata che, con un’ordinanza del 9 ottobre, ha accolto la richiesta congiunta di Irene e delle aziende sanitarie coinvolte, disponendo la duplicazione della strumentazione già utilizzata in Toscana da Libera, una donna di 55 anni completamente paralizzata a causa della sclerosi multipla.

La vicenda, resa nota dall’Associazione Luca Coscioni, pone al centro il diritto all’autodeterminazione e la necessità di garantire alla paziente la possibilità di scegliere autonomamente se e quando procedere, senza che le condizioni fisiche possano impedirle di esercitare questa libertà.

Il dispositivo provato a casa

Dopo un anno e mezzo dalla richiesta di verifica delle condizioni per accedere al suicidio medicalmente assistito e dopo un ricorso d’urgenza, il dispositivo utilizzato in Toscana è stato trasferito a casa di Irene, che ha potuto provarlo il 14 settembre.

Il puntatore oculare consente alla donna di interagire con il sistema attraverso i movimenti degli occhi, superando le limitazioni motorie legate alla malattia. La prova ha rappresentato un passaggio fondamentale, permettendole di verificare concretamente la possibilità di gestire in autonomia la procedura.

«Quando ho provato il puntatore oculare che mi aiuterà a farlo e ho visto che riuscivo tranquillamente a mandare avanti la procedura mi sono sentita rassicurata», ha raccontato Irene.

La disponibilità della strumentazione le ha restituito la certezza di poter esercitare la propria scelta anche in futuro, senza essere condizionata dall’eventuale impossibilità di utilizzare il dispositivo a causa dell’evoluzione della malattia.

«Voglio scegliere liberamente quando»

Irene ha ribadito di non aver cambiato idea sulla volontà di ricorrere al suicidio medicalmente assistito, ma di non aver ancora stabilito una data precisa.

«A questo punto ho deciso di morire scegliendo liberamente il quando, ma non ho ancora stabilito una data precisa», ha spiegato, sottolineando anche il desiderio di trascorrere ancora del tempo con la figlia e il marito.

«Anche se la sofferenza è intollerabile devo resistere perché voglio andarmene sapendo che mia figlia e mio marito stanno bene, perciò ho bisogno di trascorrere ancora altro tempo insieme a loro», ha aggiunto.

La donna vuole quindi mantenere aperta la possibilità di rinviare la decisione, senza temere di perdere in futuro l'accesso alla strumentazione necessaria. «Non ho deciso una data ma voglio essere certa di poter decidere liberamente, non perché non potrò più usare il macchinario che ora è disponibile», ha precisato.

L’Associazione Coscioni: «Questo è il significato dell’autodeterminazione»

Sulla decisione del tribunale è intervenuta Filomena Gallo, avvocata e segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni, che ha evidenziato il valore della possibilità di scegliere senza pressioni legate alla disponibilità dei supporti tecnologici.

«Irene ha potuto provare la strumentazione e scegliere di attendere. È questo il significato dell’autodeterminazione: poter decidere se e quando procedere, rinviare o cambiare idea, senza perdere la tutela ottenuta», ha dichiarato.

La decisione del Tribunale di Torre Annunziata mira dunque a garantire a Irene uno strumento adeguato alle sue condizioni e a tutelare la possibilità di esercitare una scelta personale nel tempo. Una vicenda che riporta al centro il confronto sul fine vita, sul ruolo delle strutture sanitarie e sulle garanzie necessarie affinché il diritto all’autodeterminazione possa essere effettivo anche in presenza di gravi patologie neurodegenerative

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