Strage di Paupisi: Ocone è sano di mente, a processo per duplice omicidio

Il GIP respinge la richiesta di incidente probatorio: l'uomo che uccise moglie e figlio con un masso sarà in aula davanti alla Corte d'Assise.

A cura di Redazione
11 aprile 2026 10:56
Strage di Paupisi: Ocone è sano di mente, a processo per duplice omicidio -
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Si apriranno a maggio le porte dell’aula della Corte d’Assise per Salvatore Ocone, il 59enne di Paupisi accusato della brutale strage familiare avvenuta il 30 settembre 2025. Il GIP Roberto Nuzzo ha infatti rigettato la richiesta di incidente probatorio finalizzata a una perizia psichiatrica, allineandosi alle conclusioni della consulenza tecnica disposta dalla Procura.

Secondo gli accertamenti medici effettuati dal consulente d'ufficio, l'uomo — pur soffrendo di un disturbo psicotico e di alterazioni dell'umore — è da considerarsi imputabile e capace di stare in giudizio. Nonostante la patologia cronica, non sono state riscontrate evidenze tali da annullare o ridurre drasticamente la sua capacità di intendere e di volere al momento del massacro.

La ricostruzione del massacro

I fatti risalgono all'autunno scorso, in un’abitazione di contrada Frasso. Ocone aggredì la moglie, Elisa Polcino (49 anni), e la figlia Antonia (17 anni) mentre si trovavano ancora a letto, colpendole ripetutamente con un masso di circa 12 chili. La furia omicida si scagliò poi contro il figlio Cosimo, di soli 15 anni, sorpreso nel soggiorno.

Dopo il delitto, l'uomo caricò i corpi dei due ragazzi sulla propria auto, mettendosi in viaggio verso il Molise. Quando i carabinieri intercettarono la vettura nelle campagne di Ferrazzano, la scena fu raccapricciante: sul sedile posteriore giaceva il cadavere di Cosimo, mentre Antonia, seppur in condizioni disperate, respirava ancora. La ragazza, sopravvissuta per miracolo, è stata recentemente dimessa ed è tornata a casa.

Il movente e il processo

Durante gli interrogatori, il 59enne aveva tentato di giustificare l'aggressione alla moglie descrivendola come "troppo autoritaria", spiegando poi di aver colpito i figli quasi di riflesso. Resta il nodo della gestione della sua psicosi cronica, che pare non venisse curata adeguatamente nel periodo precedente alla tragedia.

Sebbene il GIP abbia negato la perizia in questa fase, la difesa potrà tornare a sollevare la questione della capacità mentale dell'imputato direttamente durante il dibattimento in Corte d'Assise. Per i figli superstiti, Antonia e Mario (rientrato dall'Emilia Romagna subito dopo i fatti), comincia ora il difficile percorso processuale per ottenere giustizia.

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