Sigilli all'eliporto di Sorrento: blitz della Guardia Costiera e della Finanza a "Le Tore"
Indagati un dirigente e un funzionario comunale. Nel mirino della Procura presunti abusi edilizi ed ambientali in un'area naturale protetta.
Nella mattinata odierna, in località "Le Tore" a Sorrento, la Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia e la Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP del Tribunale di Torre Annunziata. Il provvedimento, scaturito da una complessa attività investigativa coordinata dalla Procura oplontina, ha posto sotto sigilli l’intera area e il cantiere del complesso eliportuale, un’infrastruttura finita al centro di un'articolata inchiesta per reati in materia urbanistica e paesaggistica. Per la vicenda risultano attualmente chiamati a rispondere un dirigente e un funzionario del Settore Lavori Pubblici del Comune di Sorrento.
Le indagini svolte e la consulenza tecnica disposta dagli inquirenti hanno fatto emergere gravi ed estese irregolarità nell'iter di riqualificazione del complesso, ubicato in una zona dal valore naturalistico inestimabile. L'area rientra infatti quasi interamente nella Rete Natura 2000, ed è classificata come Zona di Conservazione Speciale "ZSC – IT8030006 – Costiera Amalfitana tra Nerano e Positano", oltre a essere sottoposta a vincoli idrogeologici e paesaggistico-ambientali di rilievo nazionale ed europeo. Secondo l'ipotesi accusatoria, i lavori sarebbero stati autorizzati e avviati in assenza dei prescritti titoli abilitativi e della valutazione di incidenza ambientale (VincA), fondamentale per garantire la tutela della biodiversità e dell'ecosistema locale.
Gli accertamenti investigativi hanno inoltre evidenziato come le decisioni assunte nell'ambito della Conferenza dei Servizi presentino profili di illegittimità, poiché basate su un progetto di fattibilità privo dei requisiti definitivi e non sottoposto al vaglio preventivo degli enti preposti, tra cui l'Ente Parco dei Monti Lattari e l'Autorità di Bacino dell'Appennino Meridionale. È emerso altresì che l'intervento prevedeva la demolizione e la ricostruzione di manufatti abusivi acquisiti al patrimonio comunale che non avrebbero mai potuto essere condonati o legittimati. Il sequestro preventivo si è reso indispensabile per evitare l'aggravamento delle conseguenze dei reati ed impedire la prosecuzione delle opere in un contesto territoriale ad altissima vulnerabilità idrogeologica e ambientale.