Sentenza di morte per un'auto: chiesti 114 anni per il clan

DDA all’attacco contro sei legati al clan Mazzarella: ritorsione violenta per un’auto da 80mila euro. Il 29 maggio prevista la sentenza.

A cura di Redazione
10 marzo 2026 21:32
Sentenza di morte per un'auto: chiesti 114 anni per il clan -
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Una spedizione punitiva in pieno stile criminale per un’auto di lusso sparita nel nulla. È questo il cuore del processo che si sta celebrando davanti al Gup Ambrosino e che vede alla sbarra sei persone ritenute vicine al clan Mazzarella, accusate di un violento sequestro di persona a scopo di estorsione, lesioni e minacce.

La vicenda: un’auto da 80mila euro e il sequestro

Tutto ruota attorno a un’Audi RS3, una vettura sportiva dal valore di circa 80.000 euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il veicolo era stato noleggiato appositamente da una società per mettere a segno una truffa. Quando l’auto è "evaporata", i presunti responsabili della sparizione sono finiti nel mirino degli imputati.

Le due vittime sono state prelevate, segregate e sottoposte a un violento interrogatorio condito da percosse e minacce di morte. Solo il sangue freddo della compagna di uno dei sequestrati ha evitato il peggio: la donna è riuscita a dare l’allarme, permettendo ai Carabinieri di fare irruzione in un appartamento di San Giovanni a Teduccio. I militari hanno interrotto il sequestro in flagranza, liberando i prigionieri e arrestando gli aguzzini.

Le richieste della DDA: pugno duro contro il clan

Il Pubblico Ministero della DDA di Napoli, il dottor Raimondi, ha utilizzato parole pesanti durante la sua requisitoria, sottolineando la gravità dei metodi utilizzati per "risolvere" lo sgarro subito. La richiesta totale ammonta a 114 anni di reclusione:

  • 20 anni di carcere ciascuno per Salvatore De Filippo, Giuseppe Ciccarelli, Salvatore Giannetti, Mario Amaro e Antonio Martori.

  • 14 anni di carcere per Arturo Lama.

Agli imputati viene contestata non solo la violenza del sequestro, ma anche il tentativo successivo di inquinare le prove: una delle vittime sarebbe stata infatti avvicinata da un emissario per essere indotta a ritirare la querela.

Verso la sentenza

La tensione resta alta in vista del prossimo 29 maggio. Sarà una giornata decisiva per il futuro degli imputati: la mattina sarà dedicata alle arringhe conclusive del collegio difensivo, mentre nel pomeriggio è attesa la lettura del dispositivo della sentenza.

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